Hypo Bank, un'altra «Grecia» nel cuore d'Europa

Hypo Bank, un'altra «Grecia» nel cuore d'Europa

È un tempio di vetro e cemento, che svetta sull'autostrada che da Udine porta dritta a Klagenfurt. Oggi quella «piramide» da 40 milioni che lega a doppio filo Italia e Austria riflette la fine del sogno di un colosso finanziario oltre confine e ventila l'incubo di un'altra Grecia: la Carinzia, travolta dai debiti e dal fallimento della sua ex banca, la Hypo Alpe Adria Bank, ora di proprietà dell'Austria che l'ha trasformata in una bad bank (Heta Asset Resolution), rischia il default.

Quella in terra friulana è la sede di rappresentanza che l'istituto aveva realizzato negli anni pre crisi, quando agli sportelli si faceva la fila per aprire un conto corrente. La struttura si avvia rapidamente verso l'estinzione, aprendo un baratro per 300 dipendenti e 30 filiali sparse nel triveneto. Perché per salvare ciò che è rimasto dalla tempesta finanziaria che si è abbattuta anche sul ramo italiano dell'istituto, l'unica via è la cessione. Ma non ci sono acquirenti. La banca è una scatola semi vuota, limitata nell'operatività dalla Commissione europea che le impedisce di acquisire nuovi contratti. Tanto che il bilancio in fase di approvazione, si annuncia pesantissimo, in linea con il 2013. Si parla di perdite per un centinaio di milioni. E così, a meno di un miracolo, l'istituto friulano potrebbe non andare oltre la fine del 2015. Non se la sente di fare previsioni nemmeno il direttore generale, Marco Gariglio. «Non sono a conoscenza di compratori, ma nessuno ha l'interesse che la banca vada allo sfascio. Tanto meno l'Austria, che ha messo 200 milioni per risanare l'istituto italiano e per restituire i soldi ai clienti vittime della grande “frode“». Su Hypo Italia pesa lo scandalo dei leasing dopati ed è in corso un processo penale a carico degli ex vertici per ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Le macchie del passato sono difficili da lavare e l'inchiesta, dice Gariglio «pende sull'attrattività dell'istituto come una spada di Damocle».

Così l'orgoglio della Carinzia si è trasformato nella sua condanna: il land austriaco, che nell'era della Fpö guidata Jörg Heider ha garantito 10 miliardi di obbligazioni Hypo Alpe Adria, ora corre sul filo del crac. La cifra è abnorme, dieci volte il bilancio della regione. Impensabile da sostenere quando, a maggio 2016, scadrà la moratoria dei debiti disposta dallo Stato austriaco, ed entrerà in vigore una direttiva europea che impone le perdite dell'istituto anche ai creditori, banche e assicurazioni tedesche. Che busseranno alla porta del land. Perché l'Austria, dopo aver sborsato già 5 miliardi per coprire le garanzie prestate da Klagenfurt, ha detto stop. Non intende più versare un euro. Le casse della Carinzia però sono vuote, all'orizzonte incombe un debito di 3,2 miliardi e le società di rating l'hanno declassata fino a sbarrargli l'accesso al credito. Solo dopo settimane di trattative, un vertice tra il ministro delle finanze austriaco Hans Joerg Schelling e il governatore della Carinzia, Peter Kaiser, pare aver finalmente trovato la quadra e scacciato l'ombra default. «Il land non fallirà" ha assicurato Schelling, e avrà quei 343 milioni necessari per affrontare le spese imminenti. Si tratta, comunque, di un prestito. E non sarà certo indolore.

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