Indonesia, una promessa per il made in Italy

GiakartaUn Paese in crescita con enormi potenzialità per l'Europa e per l'Italia. Un Paese che si è posto l'obiettivo di dare la scalata alla classifica delle potenze mondiali, forte dei 240 milioni di abitanti (oltre 600 milioni con le 5mila isole circostanti). Nasce con queste premesse la prima missione di sistema in Indonesia promossa dai ministeri dello Sviluppo economico e degli Esteri, organizzata da Confindustria in collaborazione con Ice, Abi, Unioncamere e Rete Imprese Italia.
Che l'area Asean (Sudest asiatico) sia il mercato più promettente per il made in Italy lo confermano anche gli analisti Sace: «L'export italiano crescerà di oltre il 10% nel 2013-2016. Tra i principali driver vi sono le opportunità connesse ai nuovi consumi della classe media in espansione, passata da 81 a 131 milioni di individui nel periodo 2003-2010 (+65%), e allo sviluppo infrastrutturale ed energetico». «Una sfida difficile - dice Paolo Zegna, presidente del Comitato tecnico per l'internazionalizzazione di Confindustria - ma vogliamo essere presenti oggi per non essere esclusi domani. Il mercato è ancora molto chiuso, c'è un problema di dazi (200% sui beni di lusso-ndr) che comunque dovranno scendere. L'Indonesia di oggi val bene una scommessa. L'Italia ha bisogno di esportare e l'Indonesia ha bisogno dei prodotti italiani. La reputazione italiana, qui è altissima».
Due i nostri investimenti più recenti, ricordati dall'ambasciatore Federico Failla: Pirelli nel 2012 e Saipem nel 2011 (con il più grande sito produttivo). «La situazione in Europa - dice Riccardo Monti, presidente Ice - ora è molto più stabile. L'Italia ha un debito enorme, ma sostenibile. Siamo in grado di farcela nonostante l'Indonesia sia un Paese più complesso rispetto a Cina e Giappone. Di sicuro diventerà molto competitivo. Per ora qui c'è una lista d'attesa per le Ferrari... Ma le opportunità sono enormi. Spero che i fondi per la promozione 2013-2014 - 28 milioni di euro, molto meno di Germania e Francia - vengano raddoppiati dal nuovo governo. La promozione della straordinaria capacità manifatturiera è determinante per il nostro export». Intanto il governo di Giakarta è impegnato a rafforzare il manifatturiero locale con un'apertura agli investimenti stranieri in partnership con imprese estere.
Il tessuto e i distretti delle Pmi italiane hanno molte affinità con la struttura produttiva indonesiana: il 90% è rappresentato da medio-piccole che formano il 53% del Pil e il 20% dell'export. Nel 2012 l'interscambio con l'Italia si è fermato a 3,31 miliardi (-4%) mentre le nostre esportazioni sono cresciute del 55,9%, a 1,23 miliardi.

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