Intesa conquista Ubi, offerta al 71,9%

L'Opas fa il pieno, c'è l'ok anche di Silchester e del Car. Nasce la terza banca Ue

Il goal decisivo è arrivato al 90simo e, a questo punto, i tempi supplementari serviranno solo per consolidare una vittoria che non si annunciava per nulla facile. Ieri l'Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi ha, infatti, superato di slancio sia la soglia minima del 50% del capitale più un'azione che quella dei due terzi della base azionaria, necessaria per controllare l'assemblea straordinaria e procedere alla fusione tra i due istituti. Le adesioni sono giunte al 71,908% del capitale dal 43,481% poiché sono stati consegnati 325,2 milioni di titoli (28,427%).

Gli ultimi due giorni dell'offerta (allungata dalla Consob dopo aver riscontrato irregolarità nel totalizzatore delle azioni Ubi sul sito della banca guidata da Victor Massiah), pertanto, serviranno solo a definire l'entità del successo. Ora il nuovo traguardo è quello del 90%, un target raggiungibile se si considera che, secondo gli analisti di Equita, il ribasso potenziale per i titoli Ubi post-offerta potrebbe essere superiore al 40 per cento. La proroga a domani dell'Opas ha prodotto un effetto collaterale: le azioni Ubi, dopo il pesante ribasso di lunedì, ieri hanno recuperato l'8,25% a 3,581 euro, riallineandosi al concambio con Intesa (-0,84% a 1,7862 euro) in quanto anche ieri i titoli acquistati e conferiti alla banca guidata dal Ceo Carlo Messina.

In attesa del verdetto definitivo di Borsa Italiana si può cominciare a ragionare sui fattori determinanti del successo di Ca' de Sass. In primo luogo, l'offerta (1,7 azioni Intesa + 0,57 euro per ogni titolo Ubi) ha convinto il retail che anche ieri ha aderito massicciamente (4%). Decisiva poi è stata la capacità di sgretolare, a poco a poco, la resistenza del patto Car. L'accordo sindacato tra Fondazioni e imprenditori bergamaschi ieri si è metaforicamente sciolto, dichiarando la propria accettazione in virtù del «parziale riconoscimento del valore economico di Ubi Banca» ma soprattutto dopo «aver ricevuto ampie rassicurazioni riguardo alla tutela e valorizzazione del personale di Ubi, alle aspettative del territorio e alla collaborazione con gli azionisti imprenditori». Questa mossa era inaspettata. Non solo a febbraio quando il Car bocciò la proposta di Messina, ma anche domenica scorsa quando gli industriali, rimasti «soli» dopo le defezioni di Fondazione CrCuneo, Banca del Monte di Lombardia e di Cattolica, fecero sapere che non si sarebbero espressi prima della fine del periodo d'offerta. E invece ieri hanno ceduto il loro 8% che si è aggiunto all'8,5% del fondo Silchester che ha annunciato il proprio sì. Parvus (titolare di un 7,9% in parte in intestazione fiduciaria) ha apportato un 2,5% detenuto in proprio. Per ora, quindi, nessuna disclosure sui detentori delle quote.

Messina da ieri può iniziare a brindare. Sta per nascere il terzo gruppo europeo per capitalizzazione di Borsa destinato a recitare un ruolo da protagonista.

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Commenti

necken

Mer, 29/07/2020 - 18:13

cosi aiuta a sostenere il debito Italiano ed a sopravvivere in caso di taglio del ns debito