In Italia sempre più elettriche ma il parco auto resta vecchio

Quest'anno arriveranno allo 0,8% dallo 0,5% del 2019. Quagliano: con una rottamazione più sicurezza e Pil

Anche Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor, lancia un allarme occupazione legato al progressivo sviluppo della mobilità elettrica. Un'emorragia di posti, tra l'altro messa in conto da tempo e già realtà in Germania, che riguarderà sia la produzione sia la componentistica. È il rovescio della medaglia dell'accelerazione sull'auto a batteria, ben lungi però da rappresentare ancora numeri importanti. «Ma arriverà - sottolinea Quagliano - perché è voluta dalla gente, dalla politica, dai costruttori, dalle compagnie elettriche e, in particolare, dalla Cina, il più grande mercato mondiale».

Gli Anni '20 appena cominciati, secondo l'esperto di automotive, segneranno la vera «scossa» iniziale, ma solo il radicale cambiamento nei comportamenti delle autorità politiche risulterà determinante per un'affermazione effettiva.

«L'impegno economico - spiega Quagliano - sarà infatti di portata enorme e il processo di transizione dovrà necessariamente essere sostenuto dagli Stati per agevolare il ricollocamento dei lavoratori espulsi dal sistema, ma anche per supportare gli automobilisti nella scelta di questo tipo di veicoli». Ci vorranno diversi decenni affinché il piano di elettrificazione della mobilità assuma concretezza; lo stato dell'arte del parco circolante mondiale conta oltre 1,4 miliardi di autoveicoli.

In Italia, nel 2019 sono state immatricolate 10.566 vetture elettriche. Un ruolo fondamentale, a questo proposito, è arrivato dalle formule di incentivazione statali e locali. E per il 2020, stima Auto21, la quota dovrebbe crescere dallo 0,5% allo 0,8%, a circa 16.900 unità consegnate.

Elettriche a parte, il problema italiano che continua a essere irrisolto riguarda il rinnovamento del parco veicoli, il più anziano d'Europa, con un'età media di 11 anni e 8 mesi, contro gli 8 anni in Gran Bretagna, i 9 in Francia e i 9 e 7 mesi in Germania. «Svecchiare il parco - puntualizza Quagliano - non solo pulisce l'aria, ma ha ripercussioni positive sulla sicurezza stradale. Il tasso di mortalità per incidente, cioè i decessi per milione di abitanti, è strettamente correlato all'età del parco». E anche qui, purtroppo, l'Italia primeggia: il tasso nel 2018 era pari al 55,2% contro il 27,5% della Gran Bretagna.

Il Centro studi Promotor, per ovviare al problema, ripropone gli incentivi alla rottamazione, gli stessi che nel 1997 portarono il mercato a un +38,8% con benefici per il Pil (+0,4%) e l'Erario (maggior gettito pari a 1.400 miliardi delle vecchie lire). In pratica, un bonus: all'epoca ammontava a 1,5 o 2 milioni di lire per chi rottamava la macchina di 10 anni in cambio di una nuova. «Tali bonus - aggiunge Quagliano - se riproposti, adattati ovviamente al periodo, verrebbero recuperati attraverso il gettito Iva sui nuovi acquisti». E rispetto al '97, ora la scelta è ampliata alle vetture elettrificate. Per il 2020, il CsP è ottimista: in Italia le vendite complessive saranno oltre due milioni. «Ma con incentivi seri il mercato potrebbe tornare ai livelli ante crisi (2007). Il Centro studi Promotor, intanto, è entrato a far parte del gruppo Uvet. Quagliano resta presidente.

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