"L'educazione finanziaria tra le priorità del Recovery"

Italia penultima nei Paesi Ocse per cultura economica. Lusardi: "Le crisi evidenziano i costi di questo deficit"

"L'educazione finanziaria tra le priorità del Recovery"

L'educazione finanziaria deve essere al centro del Pnrr per poter uscire dalla crisi. I dati di partenza sono tutt'altro che entusiasmanti: l'Italia non è completamente analfabeta a livello finanziario, ma poco ci manca. In questo scenario Feduf, la Fondazione per l'educazione finanziaria e al risparmio, si propone come protagonista per sostenere una ricostruzione della cultura economica e finanziaria che, partendo dalle scuole, permetta all'Italia di fare un salto di qualità verso uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Lo ha spiegato ieri il presidente Stefano Lucchini, nel corso della prima assemblea pubblica della fondazione svoltasi in streaming. Il percorso non è banale.

Nel 2020 Roma risultava al penultimo posto tra i 26 Paesi Osce per le competenze in materia con un punteggio ampiamente insufficiente. Non è una questione teorica. All'incirca un italiano su due, secondo un paper di Bankitalia, non comprende i concetti di diversificazione del rischio o potere di acquisto. E, in tempi complessi come quelli attuali, la mancata comprensione di concetti economici base si traduce in un costo o comunque in un mancato investimento che porterebbe profitto all'investitore, alla banca e all'impresa. L'educazione finanziaria non è una risposta alla crisi, ma al mondo che cambia. Le crisi la rendono ancor più urgente perché ne evidenziano i costi ha poi ribadito Anna Maria Lusardi, direttore del comitato Edufin,

Non è un caso che lo stesso Lucchini abbia richiamato l'immagine del maestro Alberto Manzi che, con la trasmissione Non è mai troppo tardi, ha insegnato l'alfabeto negli anni della prima ricostruzione. L'educazione finanziaria, alla vigilia dell'avvento delle valute digitale, è l'equivalente della lingua italiana nel Dopoguerra ha detto il presidente della Feduf che in merito parla di un diritto alla cittadinanza.

Per questo è essenziale partire dalle scuole. Le scuole raggiungono tutti e riducono le differenze, a iniziare da quelle di genere visibili (in tema di competenze finanziarie ndr) fin dai 15 anni. Le competenze acquisite a scuola poi, come ha dimostrato l'esperienza vissuta a Paglieta, in Abruzzo, sono riportate all'interno della famiglia e, in ultimo, nelle rispettive comunità ha ricordato Lusardi. Il terreno è fertile: l'85% dei ragazzi tra i 13 e i 18, secondo l'indagine del Museo del Risparmio, pensa abitualmente alla gestione del denaro, oltre ad essere molto attenta alle tematiche Esg e legate all'economia circolare che, secondo Andrew Morlet, ceo The Ellen MacArthur Foundation, accelereranno nel prossimo futuro.

Dobbiamo perseguire un nuovo miracolo italiano ha concluso Antonio Patuelli, presidente di Abi, secondo cui per raggiungere questo traguardo l'educazione al risparmio è fondamentale, così come risolvere l'incongruenza che tratta investitori e risparmiatori alla stessa maniera a livello di imposizione fiscale, scoraggiando gli investimenti delle famiglie italiane.