Mentre il caso Pirelli non si è ancora risolto, con gli azionisti e il governo che stanno cercando un modo per espellere Sinochem e assecondare le pressioni americane, l'ombra statunitense torna a pesare sull'Italia. Questa volta, sotto i riflettori, è finito il contratto governativo con il fornitore cinese di apparecchiature di sicurezza Nuctech (400 milioni di dollari di profitto nel 2024), con la sicurezza nazionale ancora una volta al centro del confronto.
Non si tratta di una novità, secondo Bloomberg già lo scorso anno Washington aveva presentato una protesta formale all'Italia nel tentativo di annullare i risultati della gara d'appalto da circa 20 milioni di euro, vinta da Nuctech, che sanciva l'acquisto di macchinari per la scansione utilizzati dai funzionari doganali.
La preoccupazione americana è che le immagini acquisite nelle dogane finiscano direttamente nelle mani cinesi, mettendo a rischio la sicurezza nazionale non solo dell'Italia, ma anche ddegli Stati Uniti. Proprio per questo, la società cinese è stata aggiunta alla Entity List, di cui fanno parte anche Huawei, Ymtc e Cambricon, ovvero la lista delle aziende - per lo più cinesi, russe - che sono considerate un rischio per la sicurezza nazionale.
Questa situazione pone l'Italia in bilico: da una parte la premier Giorgia Meloni sta cercando di incrementare le relazioni commerciali con Pechino e con gli altri paesi asiatici, soprattutto dopo la rottura del 2023, a seguito dell'uscita dell'Italia dal progetto della nuova Via della seta, allo stesso tempo deve allinearsi alle indicazioni della Casa Bianca che vuole limitare l'esposizione cinese. In risposta si sta muovendo anche l'Unione europea che ha avviato un'indagine su Nuctech, affermando che in alcuni paesi, come il Belgio e la Lituania, gode "ingiustamente" di benefici statali. Nel frattempo dall'Italia è arrivato l'annuncio dell'impossibilità di annullare la gara d'appalto, una simile azione comporterebbe infatti rischi legali e, soprattutto, possibili problemi diplomatici con Xi Jinping (in foto). Il Governo si è però impegnato a introdurre delle restrizioni sulle leggi relative agli appalti pubblici, dando priorità alle società con sede in Italia o nei paesi membri della Nato.
In questo scenario, Nuctech ha provato a calmare gli animi, con una mail in cui precisava che "Tutti i dati generati dalle nostre apparecchiature di sicurezza appartengono ai nostri clienti, che ne mantengono il pieno controllo".
Le rassicurazioni della società cinese, però, difficilmente basteranno a spegnere un confronto che
va ben oltre una singola gara d'appalto. Per l'Italia la sfida sarà trovare un equilibrio tra l'apertura ai mercati globali e la tutela dei propri interessi strategici, in un contesto dove la neutralità è molto difficile.