L'Italia trova nei Big Data un "tesoro" da 15 miliardi

Prevista una crescita del 15% l'anno. L'asse di Tim per il cloud di Stato e la scommessa Noovle con Google

L'Italia trova nei Big Data un "tesoro" da 15 miliardi

L'unico benefico effetto della pandemia è stata l'accelerazione in Italia della digitalizzazione. Ma l'uso intensivo della rete crea una grande massa di dati che vanno elaborati, conservati ma anche protetti con regole certe garantendo la privacy degli utenti. I dati stanno sul cloud, nella cosiddetta «nuvola» e vengono elaborati tramite programmi di intelligenza artificiale. Si tratta di un mercato in fortissima espansione. Idc stima che nel 2028 il cloud a livello mondiale possa valere 781 miliardi di dollari, ossia 666 miliardi di euro con una crescita annua del 17%.

Ma c'è un altro mercato in fortissima crescita quello dell'intelligenza artificiale che, secondo Idc, dovrebbe raggiungere a livello mondiale i 500 miliardi di dollari entro il 2024. Il Cloud è, dunque, diventato un elemento essenziale di qualunque business con stime di valore ragguardevoli anche in Italia: nel 2021, tra i 12 e i 15 miliardi di euro, in robusta crescita del 15% annuo. Numeri che hanno indotto un'azienda di tlc come Tim a spingere su questo business. «Gli investimenti del Pnrr nel comparto digitale vedrà investimenti per 46 miliardi di euro», ha detto l'ad di Tim, Luigi Gubitosi al convegno organizzato da Aspen Italia sui non semplici rapporti tra etica e intelligenza artificiale sul fronte dell'elaborazione dei dati. Tim sta puntando su questi nuovi servizi, tanto da aver creato Noovle, società dedicata al cloud in partnership con Google, che potrebbe poi essere quotata in Borsa proprio come Inwit magari con altri partner e che prevede ricavi per 1 miliardo di euro entro il 2024. E poi c'è la gara per realizzare data center e cloud per la Pubblica amministrazione, a cui Tim partecipa con altri partner: Cassa Depositi & Prestiti, Leonardo e Sogei. Un'occasione di rilancio e di creazione di posti di lavoro per il nostro sistema Paese.

«Per ogni data center - ha spiegato Carlo D'Asaro Biondo ad di Noovle - si prevede la creazione di circa 30 posti di lavoro diretti ma molti altri indiretti». Secondo uno studio per i tre data center che Tim ha in programma di realizzare nell'area di Torino si genereranno fino a di 30mila posti di lavoro indiretti da parte delle imprese che lo utilizzeranno.

Sullo sfondo resta sempre il tema della connettività. Per non avere un Paese diviso sul fronte dell'accesso a Internet l'Agcom ha avviato la consultazione sul Piano Italia a 1 Giga volta a garantire, entro il 2026, una velocità di connessione delle reti fisse ad almeno 1 Giga su tutto il territorio nazionale, in anticipo rispetto agli obiettivi europei, fissati al 2030. La consultazione è propedeutica alla gara per le aree cosiddette «grigie» (quelle dove è prevista una sola rete a banda ultralarga) dove potrebbe essere impiegata la stessa modalità voluta dal ministro per l'innovazione tecnologica Vittorio Colao (nella foto) per la gara cloud per la pubblica amministrazione. Ossia il co-investimento pubblico-privato tramite consorzi di società. Questo potrebbe togliere Cdp dall'impaccio di avere la maggioranza di Open Fiber (avrà il 60%, una volta perfezionato, a novembre, il passaggio della quota tra Enel e il fondo Macquarie) e una in Tim del 9,9%. Tim e Open Fiber potrebbero trovare accordi per non sovrapporre le infrastrutture. Tim non può certo rinunciare alla rete ma quella unica in fibra potrebbe, secondo alcuni osservatori, sollevare i dubbi in seno all'Antitrust Ue.

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