Economia

Lufthansa torna privata. Berlino l'ha salvata e poi ci ha guadagnato

Lo Stato aveva il 20%, rilevato nel 2020 per la crisi Covid e rivenduto con 700 milioni di profitto

Lufthansa torna privata. Berlino l'ha salvata e poi ci ha guadagnato

Strane asimmetrie. Il Germania lo Stato tedesco esce dal capitale di Lufthansa, che torna a essere completamente privata, e per giunta ci guadagna. In Italia il governo ha creato Ita sulle ceneri di Alitalia, la sta finanziando con cifre a nove zeri e ora, costretta dall'Ue a privatizzarla, cede solo il 50% più un'azione e mantiene poteri strategici e di veto facendo pensare a una privatizzazione mutilata.

La notizia, che già era nell'aria, è che lo Stato tedesco ha venduto l'ultima quota ancora in suo possesso del capitale di Lufthansa: nell'estate del 2020 aveva acquistato il 20% delle azioni per sostenere la compagnia di fronte alle difficoltà provocate dal Covid. In quell'occasione il governo federale aveva investito 306 milioni di euro impegnandosi a vendere la partecipazione entro ottobre 2023. Altri prestiti e finanziamenti erano già stati restituiti nel novembre 2021, anch'essi in anticipo; ora le 74,4 milioni di azioni cedute a 6,11 euro, pari al 9,92% del capitale, hanno portato il ricavo totale dello Stato a 1,07 miliardi: una semplice sottrazione (1,07 miliardi meno 306 milioni) permette di evidenziare la plusvalenza realizzata da Berlino nell'operazione 764 milioni di euro.

Un esempio virtuoso, insomma, che ha permesso alla compagnia grazie a una buona gestione, di risollevarsi dalla crisi più devastante della sua storia e al contribuente - esplicitamente ringraziato ieri dal ceo della società, Carsten Spohr - di guadagnarci: ha dell'incredibile.
Intanto in Italia Ita, creata dal governo dopo il fallimento di Alitalia con un percorso definito dalla Commissione europea, si trova a misurarsi con tutte le difficoltà di una start-up e con l'obbligo di diventare privata entro l'anno: altrimenti il denaro che il governo italiano è stato autorizzato a investire (in tutto 1,35 miliardi di cui 720 milioni già versati) verrà considerato aiuto di Stato.

Ma la cultura economica italiana, soprattutto quella più influenzata dalla politica, è diversa da quella tedesca: là per privatizzare si vende tutto mentre qui per privatizzare si vende la metà più un'azione così lo Stato le cui azioni non si contano ma si pesano continua a indirizzare le scelte, dando all'operazione le sembianze di una via di mezzo, di una decisione ibrida presa per barcamenarsi tra le segreterie dei partiti.

Anche la scelta, non ancora definitiva, di un fondo finanziario come acquirente mostra quasi una volontà di non confrontarsi con una major del settore (ricordiamo che il ruolo di Air France-Klm e di Delta insieme a Certares è puramete commerciale). Lufthansa proprio quella che ha fatto guadagnare i contribuenti tedeschi aveva avanzato una sua proposta insieme al colosso dello shipping Msc ma non è stata preferita nonostante il suo piano industriale apparisse solido e affidabile.

Da osservare che il governo tedesco avrebbe ceduto la sua quota secondo da fonti tedesche tra gli altri a Klaus-Michael Kuene, l'uomo più ricco di Germania (33,4 miliardi di patrimonio), salito così al 17,5%, anch'egli imprenditore nel settore trasporti, esattamente come Gianluigi Aponte di Msc.

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