Moody's: "Bene la rete Telecom-Open Fiber. Ma c'è lo scoglio debito"

La società di rating vede luci e ombre: Meno concorrenza, quadro più complesso per Tim

L'agenzia di rating Moody's
L'agenzia di rating Moody's

Continua il rally di Tiscali in Piazza Affari, innescato dall'accordo con Tim per la rete unica mentre qualche nube, secondo Moody's potrebbe offuscare il business dell'ex-monopolista.

Ma andiamo con ordine. La società di Renato Soru anche ieri ha segnato un rialzo del 60%, come il giorno precedente portando la sequenza di rialzi, in una settimana al 262% con un valore per l'azione di 0,047 euro, ai massimi dal 2017.

Gli analisti di Moody's vedono invece sia luci sia ombre nel progetto di fusione di FiberCop, dove confluirà la rete secondaria di Tim (quella che dagli armadietti arriva nelle case degli utenti), con Open Fiber. Da sottolineare che anche la rete primaria di Tim, ossia la dorsale in fibra ottica, sarà portata in FiberCop, ma solo quando ci sarà la fusione con Open Fiber per creare una società unica di infrastrutture di rete in fibra a livello nazionale. Secondo Moody's la creazione di questa entità potrebbe alleviare le pressioni concorrenziali nel mercato all'ingrosso.

Previsione non difficile da fare in quanto ci sarebbe un solo fornitore per i servizi di rete. Insomma proprio quello che temono i concorrenti Vodafone, WindTre e Sky che hanno tutti firmato protocolli di intesa con Open Fiber. Che, evidentemente, pratica prezzi più bassi per l'accesso alla sua rete rispetto a Tim, che deve sottostare a prezzi imposti dall'Agcom anche per la rete in fibra.

E questo sarà uno dei punti chiave nella costituzione della nuova società della fibra. Moody's infatti ha messo in luce anche implicazioni negative per Tim nei riguardi dell'operazione. «Gli accordi aumenteranno la complessità del gruppo Telecom che non possiederà il 100% di nessuna delle nuove entità». Inoltre il gruppo guidato da Luigi Gubitosi «diluirebbe la propria quota in un asset di primaria importanza per il Paese, riducendo la propria influenza sulle decisioni strategiche e operative riguardo alla rete e questo può indebolire la generazione di cash flow dopo il 2025». Infine, conclude l'agenzia di rating, «al momento non è chiaro quanto debito finirà in capo alle nuove entità». Debito che lo stesso Gubitosi si è impegnato a portare sotto i 18 miliardi entro il 2021. Ieri in Borsa Tim ha guadagno lo 0,82%, chiudendo a un prezzo pari a 0,39 euro.

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