Mps, la «conversione» il minore dei mali

Per gli analisti potrebbe essere la scelta meno rischiosa. Titoli fermi in Borsa

Cinzia Meoni

Broker divisi su Mps, mentre proseguono, a tappe forzate, le operazioni previste dal piano di salvataggio. L'alternativa, come si può dedurre, è il «bail in». Ieri Rocca Salimbeni ha presentato in Consob, per l'approvazione, il preannunciato documento relativo all'offerta pubblica e volontaria di acquisto di 11 emissioni obbligazionarie, per un valore nominale complessivo di 4,28 miliardi, con l'obbligo per gli aderenti di reinvestire il corrispettivo nel prossimo aumento di capitale. L'operazione, se tutto andrà come previsto, dovrebbe partire il 28 novembre, subito dopo l'assemblea straordinaria degli azionisti chiamata a deliberare la maxi ricapitalizzazione fino a 5 miliardi (pari a 7 volte l'attuale capitalizzazione del gruppo) con l'esclusione del diritto di opzione. Il titolo, dopo il collasso di martedì, ha chiuso la seduta a 0,25 euro (-1,2%).

Il mercato si interroga sulla opportunità della conversione di bond e sugli scenari eventuali che si potrebbero delineare qualora questa operazione fallisse visto che, come riconosciuto da Siena, in quest'ultimo caso potrebbe essere compromessa persino «la sussistenza dei presupposti per la continuità aziendale». Il problema, a giudizio degli esperti, è che gli obbligazionisti non hanno, di fatto, scelta. O accettano la conversione in titoli azionari con un diverso, e più elevato, profilo di rischio, o vendono sul mercato a prezzi decisamente inferiori al nominale o tengono i titoli a scadenza, rischiando tuttavia di rimanere con il cerino in mano, ovvero con titoli «soggetti alla riduzione del relativo valore nominale» o alla «conversione forzata» in azioni. In poche parole: bail in. Comunque vada il rischio è alle stelle e anche per questo nessuno prende posizione in modo esplicito. Per questo, ritenendo che gli obbligazionisti siano stati di fatto messi con le spalle al muro, c'è chi come Filippo Diodovich di IG si aspetta che «molti obbligazionisti convertano i propri bond per il timore dei forti rischi derivanti dall'esito del referendum e da una possibile conversione forzata delle obbligazioni». Banca Imi parla invece di visibilità «ancora limitata» sull'esito delle operazioni in corso. «Gli obbligazionisti sono al bivio tra la scelta di assumersi i rischi collegati ai titoli azionari o non aderire, rischiando che la ricapitalizzazione non abbia successo e si proceda al bail in» sintetizza Equita. Nessuno escluso. Neppure big come Generali, che se decidesse di convertire i titoli in portafoglio, secondo le stime degli esperti, diverrebbe uno degli azionisti di riferimento del Monte con una partecipazione compresa tra il 7 e il 9 per cento. Uno scenario che, per Icbpi, determinerebbe un aumento significativo del profilo di rischio del Leone. Più ottimista Mediobanca, secondo cui la conversione dei bond Mps in azioni per la compagnia assicurativa rappresenta un'interessante opportunità.

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