Il Mutuel sbatte la porta di Bpm e vende tutto

Dopo dieci anni di delusioni, i francesi del Crédit Mutuel sbattono il portone della Banca Popolare di Milano guidata da Giuseppe Castagna, azzerando in pochi giorni la propria partecipazione del 6,86%, per tornare a Parigi con in tasca 160 milioni: in particolare, il Mutuel è sceso dal 6,86% al 3,96% lunedì e ha venduto il resto mercoledì.
Per la cooperativa milanese è il secondo addio in pochi mesi, insieme a quello dell'ex presidente Andrea Bonomi, prima titolare dell'8%, ma in guerra aperta con i dipendenti-soci. Mentre si avvicina l'aumento di capitale da 500 milioni, l'unico perno del libro soci rimane quindi il finanziere Raffaele Mincione (7%), seguito da Ubs (3,4%); ma non è da escludere che sia in aumento l'appetito di BlackRock (finora fotografato all'1%). Ieri in Borsa il titolo ha guadagnato lo 0,8%.
«Non abbiamo ricevuto in alcun momento un segnale positivo da Bpm, ne traiamo le conseguenze», ha denunciato Jean Jacques Tamburini, che siede nel consiglio di sorveglianza di Piazza Meda. «È una storia triste», ha proseguito il banchiere, descrivendo il fallimento del ponte di collegamento gettato verso la cooperativa: Parigi aveva investito sulla Milano 450 milioni, ivi compresi l'ingresso nell'ex Banca di Legnano (poi rivenduto a Bpm per 100 milioni) e il contestato prestito convertendo. «L'obiettivo - ha chiarito Tamburini - era di avere una cooperazione tecnologica in settori di interesse comune». Ma nulla di concreto è stato ottenuto, così come «non ha avuto alcun seguito» il progetto «Crescere insieme», con cui il Mutuel sperava di mettere le mani sulla banca allora presieduta da Piero Mazzotta, che invece cambiava più volte strategia, fino a fidanzarsi e poi abbandonare all'altare la Bper.
Piazza Meda ha mandato in frantumi l'accordo di collaborazione con Parigi a fine 2012 «senza alcuna discussione preliminare» e poi è subentrato l'obbligo di legge di rispettare il tetto azionario dell'1%, pena il congelamento del dividendo.
Quella con Parigi è una incomprensione storica, ma, da quanto si dice, la rottura sarebbe diventata definiva davanti al cambio della governance che sabato 12 aprile sarà al vaglio dell'assemblea dei soci per dare maggiore spazio agli istituzionali, snellire il Cds e aumentare i posti in Cdg. «Nel Crédit Mutuel c'è tanta gente che si è stufata e si è esasperata», si è sfogato Tamburini, secondo cui l'attuale presidente Piero Giarda «paga per tutti i predecessori che non hanno mai fatto niente di positivo con questa partnership». La stessa Bpm, anche per seguire le indicazioni di Bankitalia, aveva peraltro già disegnato uno schema «variabile» per il suo Cds, prevendendo 13 posti, più i due per i soci «industriali» Mutuel e CariAlessandria. Tanto che ieri Giarda è stato rapido a dire come adesso le seggiole saranno solo 14. Inutile, peraltro, anche la missione in extremis dei vertici a Parigi: il Mutuel provava una «delusione radicata» che veniva dal passato, ha detto Giarda: «Siamo stati a Parigi, con l'intenzione di trovare un accordo», ma il Mutuel ha eretto il muro.

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