Leggi il settimanale

OpenAi studia il divorzio da Microsoft

Partita la causa da 134 miliardi di Musk contro Altman

OpenAi studia il divorzio da Microsoft
00:00 00:00

La guerra dell'intelligenza entra nel vivo, ma invece che giocarsi tra chatbot e data center, approda in un tribunale californiano. Ieri, lo scontro tra Elon Musk e Sam Altman, il fondatore di OpenAI, è entrata nel vivo. Nello specifico, il patron di Tesla e SpaceX ha avviato una causa da 134 miliardi di dollari sostenendo di essere stato aggirato da Altman (in foto), trasformando la casa madre di ChatGpt da un'organizzazione no-profit a un colosso a scopo di lucro.

Non si tratta del primo scontro tra i due: nel 2025 Musk aveva accusato OpenAi e Apple di condotta anticoncorrenziale, mentre già a febbraio un giudice federale in California aveva respinto l'azione di XAi in cui accusava la startup di Altman di aver sottratto segreti commerciali. Insomma, un braccio di ferro su tutti i fronti che, probabilmente, non finirà presto.

Se questo sottofondo non bastasse, ieri OpenAi è finita nell'occhio del ciclone anche per l'annuncio di un divorzio, o meglio una prima separazione, con Microsoft. La società di ChatGpt negli ultimi anni ha fatto affidamento esclusivamente sugli investimenti di Microsoft per sviluppare il suo chatbot. Allo stesso tempo, Bill Gates, si è appoggiato completamente alla tecnologia di OpenAi per sviluppare il proprio assistente AI Copilot. I tempi però ora sono cambiati e Sam Altman ha portato la propria società da un piccolo gruppo no profit a un gigante pronto a quotarsi su Wall Street, bilanciando la propria dipendenza da Microsoft con altri partner cloud come Amazon, Google e Oracle. Il divorzio però non è ancora definitivo: OpenAi continuerà a versare a Microsoft una quota dei propri ricavi fino al 2030, oltre a rimanere il suo principale partner di cloud computing.

Guardando oltre i confini statunitensi, la situazione è tutt'altro che tranquilla.

Dopo l'accusa di spionaggio informatico per sottrarre segreti industriali della Casa Bianca alla Cina, è arrivato il veto di Pechino all'acquisto di Meta della startup tecnologica cinese Manus, un accordo da oltre 2 miliardi di dollari.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica