Padoan getta la maschera: "Affidiamo a Bruxelles la regia delle riforme"

Il ministro: "Vincolare i livelli di attuazione delle riforme sulla base di benchmark puntuali". La supervisione verrebbe affidata all'Ecofin

Padoan getta la maschera: "Affidiamo a Bruxelles la regia delle riforme"

Ancorare il fiscal compact a un "growth compact", ovvero a un patto per la crescita. Ripristinare gli investimenti ai livelli che precedevano la crisi economica. Ma soprattitto: affidare il "monitoraggio dei livelli di attuazione" delle riforme "sulla base di benchmark puntuali" all’Eurogruppo e all’Ecofin. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan affida a sei quotidiani internazionali (tra questi anche la Stampa) il piano per evitare di andare verso quello che verrebbe ricordato come "il decennio perduto dell’Unione Europea". Un piano che, sebbene auspicato tra le righe, mira ad affidare maggiori poteri a quell'Unione europea che tecnocrati e poteri forti vorrebbero trasformare in un'autorità sovranazionale.

Quando ad agosto il governatore della Bce Mario Draghi aveva detto, con estremo candore, che "per i Paesi dell'Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all'Europa per quanto riguarda le riforme strutturali", Matteo Renzi non si era certo stracciato le vesti. "Ha fatto un ragionamento più ampio sull'Europa - aveva commentato il poremier nell'imbarazzo generale - non ha detto che l'Italia deve andare verso una cessione di sovranità sulle riforme ma ha parlato di Eurozona". Come se cambiasse qualcosa. D'altra parte la linea del governo non si discosta poi così tanto dall'auspicio di Draghi. Basta dare un'occhiata ai temi del prossimo Ecofin per capire che Padoan non disdegna di andare in quella direzione. In un intervento affidato a sei quotidiani europei (oltre alla Stampa ci sono El Pais, The Guardian, Gazeta, Süddeutsche Zeitung e Le Monde) mette in chiaro i propositi del governo Renzi nel semestre europeo a guida italiana. E, tra questi, c'è appunto la proposta di "affidare a Bruxelles la regia della riforme".

"Un numero crescente di indicatori - avverte il titolare dell'Economia - ci ricorda che finora non è stato fatto abbastanza". Il rischio è un "abbassamento permanente del tasso di crescita". Proprio per questo è arrivato il momento che i Paesi dell'Eurozona facciano "per la crescita ciò che è stato fatto, sotto la pressione della crisi dei debiti sovrani, per il risanamento dei bilanci pubblici e per l'unione bancaria", con un patto per la crescita. In questo quadro, non meno essenziale è appunto la realizzazione delle riforme strutturali, la cui attuazione è stata finora insoddisfacente. "I Paesi - avverte padoan - spesso concedono alle riforme strutturali un tributo verbale senza impegnarsi nella loro attuazione". Da qui l'idea del ministro di far monitorare i livelli di attuazione "sulla base di benchmark puntuali" come "attività ordinaria dell’Eurogruppo e dell’Ecofin". Il numero uno del Tesoro paragona Unione Europea ed Eurozona a squadre di calcio che hanno dedicato molte più energie al rafforzamento della difesa che all’attacco: "Nessuna partita si vince giocando soltanto in difesa". Peccato che vorrebbe alla guida della nostra Nazionale un ct che ha sempre tifato contro.

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