Al Paese servono grandi opere

Vado spesso a Parigi, contavo sulla rotaia veloce per passare Oltralpe; essendo io pro Tav si potrebbe invocare il conflitto d'interessi. Ma burocrazia e ideologia ne allontanano la realizzazione. Mi sa, visti i tempi, che non farò in tempo, quindi nessun conflitto d'interessi. I grillini strillano che la Tav è un'opera inutile, costosissima e che a guadagnarci sarebbero solo le imprese. Dico: è meglio utilizzare manodopera per costruire qualcosa di utile alla collettività facendo lavorare ingegneri, operai indotto o mantenere chi non lavora con il Reddito di Cittadinanza, che paghiamo noi con le tasse? Nella Cina di Mao, anziché regalare denari si faceva così: c'era un lavoratore che faceva un buco e quello che seguiva lo chiudeva. Non un granché, ma preferibile al Reddito di Cittadinanza. Magari, il lavoratore stufo provava a cercarsi un altro impiego.

Lo spunto è paradossale. Che fare? Urge un gesto forte; non quello di scendere in piazza, rispettabile, ma non è nella cultura di chi preferisce rimboccarsi le maniche; e poi non ci staremmo tutti! Propongo: tutti noi soci dell'azienda Italia industriali, artigiani, professionisti, commercianti e soprattutto lavoratori che sono i soggetti che più pagano le imposte - smettiamo di pagare le tasse, le versiamo su conti dedicati e poi si va a discutere.

I lavoratori, udite, avrebbero come alleati i datori di lavoro. Per dire che non se ne può più di sprechi, ritardi anacronistici ed economicamente dannosi, di passerelle inutili di politici per appropriarsi i meriti per il rientro in Italia di Cesare Battisti. Bloccare un'opera che abbiamo già pagato, rinunciare a finanziamenti a livello europeo già stanziati dicono di un Paese in decrescita «infelice». E il danno d'immagine? Chi mai farà più operazioni con la società Italia? Qualcuno sarà contento: quelli che dovranno riempire i buchi Tav già fatti, e costati ai contribuenti miliardi con buona pace di tutti noi.

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