Parte la sfida di Alitalia a Lufthansa

Con l'alleata Etihad proverà a «rubare» passeggeri ai tedeschi. Il ruolo di Fiumicino e Abu Dhabi

Parte la sfida di Alitalia a Lufthansa

Con il sì dell'Unione europea all'ingresso di Etihad in Alitalia, si aprono i nuovi orizzonti dell'ex compagnia di bandiera italiana. L'Antitrust ha dichiarato che l'operazione non altera la concorrenza in Europa, e che le norme sono rispettate: il 51% appartenente a Cai (la vecchia società che per volontà di James Hogan traferisce il nome Alitalia a quella nuova) rappresenta la nazionalità italiana della compagnia. Ora dunque si passa al lavoro operativo, ai piani industriali, al network che finora - in attesa, appunto, che l'accordo si liberasse della sua condizione sospensiva - sono rimasti sottotraccia.

Al di là della forma, nella sostanza non c'è dubbio che il vero potere apparterrà al socio arabo. Lo si è visto anche negli ultimi sei mesi di trattativa: tutte le condizioni poste da Hogan nella sua lettera del primo giugno ai vertici di Alitalia sono state una per una rispettate. Hogan aveva chiesto un'Alitalia con meno personale, e così è stato; aveva chiesto che ogni pendenza sindacale venisse risolta prima dell'accordo, e così è stato; aveva chiesto la parziale liberalizzazione di Linate, ed è stato accontentato, così come aveva richiesto una migliore connettività aeroporti-ferrovie, e una sensibile riduzione della flotta. Si è avverato tutto: aveva anche preteso di sollevare la nuova società da qualunque vecchia pendenza e di inibire ad Alitalia-Cai l'uso del marchio, per evitare equivoci, e ciò è avvenuto negli ultimi giorni.

Il primo gennaio, l'avvio della nuova compagnia segnerà una data storica per il trasporto aereo europeo. I tentativi di arginare l'espansione di Etihad, espliciti da parte di Lufthansa e più larvati da parte di Air France, non sono andati a buon fine. Il mercato cambierà profondamente. Etihad ha un concetto proprio di «rete», autonomo e diverso dalle grandi alleanze mondiali, e si basa su accordi stretti di partecipazione e di code sharing ; l'acquisto di Alitalia è stato un ottimo affare, perché permette a Etihad di far entrare nel proprio gruppo una compagnia leader nel proprio Paese, ex monopolista pubblico, dotata di un grande hub, Fiumicino, in una delle capitali più visitate del mondo. Occasione unica.

Ora il vero lavoro, parallelo allo sviluppo di Alitalia, sarà quello di mettere in rete, appunto, ogni sinergia possibile: con l'hub di Abu Dhabi, innanzitutto, ma anche con le altre compagnia partecipate in Europa, Air Berlin, Air Serbia, Darwin-Etihad regional, Air Lingus. Air Berlin è, in particolare, il grimaldello per conquistare il mercato tedesco, facendolo gravitare sugli hub di Roma e di Abu Dhabi, le destinazioni di lungo raggio. Mentre in Italia l'obbiettivo più o meno esplicito è quello di sottrarre a Lufthansa il traffico delle regioni del Nord, indirizzandolo, anche qui, sui due grandi scali del gruppo. Questo fa ben capire il nervosismo di Lufthansa.

Dal punto di vista societario, a giorni si svolgerà l'assemblea di Cai, il 20 o il 26, secondo sia in prima o in seconda convocazione. Qui saranno indicati i nomi dei consiglieri di parte italiana che verranno poi eletti in Alitalia: il presidente Luca di Montezemolo, l'ad Silvano Cassano in primis; nel nuovo cda siederanno anche l'attuale presidente Roberto Colaninno e tre rappresentanti delle banche, tra cui - stando a indiscrezioni - Antonella Mansi, ex presidente della Fondazione Montepaschi. I rappresentanti di parte araba saranno lo stesso Hogan, il cfo James Rigney e l'ex direttore generale della Iata, Giovanni Bisignani.

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