Pazzali: "Proposta al governo per riaprire le fiere a settembre"

Il presidente di Fondazione Fiera Milano: "Il settore va ripensato in una logica di consolidamento per creare una piattaforma nazionale a sostegno delle Pmi". Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi: "Se non ripartono si brucia il 2021" e aggiunge, "urgente un tavolo pubblico-privato sulla politica industriale o l'Italia rischia il declino"

“Il settore delle Fiere va ripensato in una logica di consolidamento per creare una piattaforma nazionale in grado di sostenere le Pmi del nostro Paese”, Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera Milano guarda alla ripartenza del settore espositivo intervenendo all'incontro in live streaming "C'era una svolta... Prospettive d'impresa all'italiana" organizzato dalla Fondazione a cui hanno partecipato Carlo Bonomi, presidente di Confindustria e di Fiera Milano, Ferruccio de Bortoli e moderato da Roberto Arditti, presidente di Kratesis. "Fiera Milano, che proprio in questo periodo compie 100 anni, è uno strumento fondamentale di politica industriale, più sarà efficace più porterà valore alle imprese, alla città, alla Regione, al Paese . Moltiplicheremo per mille i nostri sforzi per fare tutto quello che serve. Cerchiamo di recuperare al meglio il tempo perso. Abbiamo preso una mazzata e siamo pieni di lividi, ma ci rialzeremo presto".

Dialogo serrato in corso tra enti fieristici e organizzatori che “si stanno parlando e nei prossimi giorni presenteranno una proposta al Governo per poter riaprire in sicurezza dal primo settembre” per far ripartire il settore il suo indotto, in base alla riprogrammazione nell’ultima parte dell’anno delle manifestazioni causata dall’emergenza sanitaria che in molti casi ha costretto a cancellare le edizioni in calendario spostandole al 2021. E in ballo non ci sono solo i bilanci delle fiere ma la ripartenza del Sistema Paese, incertezza che non può durare a lungo, ha sottolineato Carlo Bonomi: "Non sappiamo ancora quando riapriranno le fiere, il Governo non ha dato una data, tutti auspichiamo settembre ma non lo sappiamo e non sappiamo le condizioni. Quello che non è chiaro è che se non riapriamo non bruciamo il 2020, ma bruciamo i fatturati e i mercati del 2021 delle imprese“. Non solo, Bonomi ha richiamato la necessità di unire le forze: "Bisogna avere l'umiltà di capire che da soli non ce la facciamo. Ad esempio abbiamo due fiere famose nell'alimentare che però messe insieme sono la metà di quella di Colonia, non certo famosa per la produzione nel settore. O noi capiamo che la competizione è fortissima, che le fiere sono strumento di politica industriale e insieme trovano le condizioni per stare sul mercato, o falliremo e rimarremo il Paese dei numerosi campanili ma fine a sè stessi".

“Bruxelles ci ha regalato una speranza, ma non vorrei che ci illudessimo che questi fondi arrivino domani mattina - ha detto il presidente di Confindustria, commentando l'annuncio del piano di aiuti europeo. "Sarà un percorso lungo per averli perché prevede l'unanimità ed soggetto a tante condizionalità e contrattazioni. Sappiamo l'atteggiamento dei paesi del Nord Europa, quindi come arriveremo ad avere quei soldi, quali saranno le condizioni e come saremo in grado di spenderli".

Ma il problema è la strategia, la visione sul futuro. “In questo periodo mi sono fatto sentire, non per rivendicare una posizione di parte, ma per cercare di indicare una via al Paese. Io vedo la classe politica, non parlo di governo, ma di ceto politico, molto concentrata sull'emergenza - ed è giusto - ma con zero visione e zero strategia di dove dobbiamo andare e questo mi preoccupa molto - ha sottolineato Bonomi -. Ci sono nodi fondamentali dell'Italia che sarà che noi dobbiamo affrontare oggi: automotive; fisco, che dev'essere una leva di competitività e non pensato solo come uno strumento finalizzato al gettito; lavoro, di cui questa pandemia sta disegnando delle dinamiche nuove, ma come le stiamo interpretando? Come le stiamo leggendo?”.

"Si è sempre pensato in Italia che tutto avvenisse per decreto, il lavoro, la semplificazione, ma purtroppo l'economia è qualcos' altro. O noi liberiamo risorse, energie facendo scelte anche dolorose nel breve periodo ma che danno respiro al paese nel medio lungo oppure non cresceremo - ammonisce Bonomi -. I posti di lavoro si creano solo c'è crescita, innovazione, investimenti. La crisi dell'auto non la risolviamo con interventi a fondo perduto, sostegni alla Cig, la risolviamo se guardiamo al futuro, se investiamo in nuove tecnologie".
”Tutti immaginano - aggiunge - che passata la pandemia torni tutto come prima, sospendiamo i licenziamenti per legge come se la legge potesse mantenere i posti di lavoro, le aziende, il mercato, le commesse, i clienti, non funziona così. Ci sono tra i 700mila e il milione di posti di lavoro a rischio".

“Anche le imprese devono adattarsi ai tempi - avverte - investire in innovazione, formazione e futuro. per diventare la prima manifattura in Europa. O il pubblico e il privato ragionano insieme e capiscono quale è la strada da percorrere, oppure da sole le imprese, anche se si impegnano, non riescono a risolvere la situazione. Ad esempio il green era un tema su cui leader ma ci siamo fermati, non ci sono aiuti dal governo in questo senso . Dobbiamo sostenere le grandi e le medie imprese per tenere vive le filiere, ma anche dare una mano alle medio-piccole. Dobbiamo dire no a interventi elettorali. Se non sosteniamo le nostre multinazionali tascabili distruggiamo le filiere”.

"Auspico che ci sia un tavolo in cui si mettano insieme le energie migliori del Paese, pubblico e privato insieme. Oggi non lo vedo, ma vedo mille persone che bussano a palazzo alla ricerca di contributi a pioggia. Credo che a breve questo tavolo virtuale si debba riunire altrimenti il Paese avrà un declino che non sarà nemmeno troppo lento e non ce lo possiamo permettere”.
Il presidente di Confindustria "da cittadino e da imprenditore" si è detto anche "molto perplesso" del "quadro istituzionale" durante l'emergenza. "Vedo uno Stato contro le Regioni, le Regioni contro i Comuni, i Comuni confinanti che tra loro non sono d'accordo. Io credo che tutti noi non eravamo preparati ad affrontare una emergenza del genere, ma in un'emergenza il popolo sta insieme, ci si aiuta, sopratutto le istituzioni devono dare il primo esempio. Poi se qualcuno ha sbagliato ci saranno i momenti in cui dovrà risponderne, ma di fronte ai cittadini italiani smarriti, impauriti, con dei lutti in famiglia o tra gli amici, forse tutti noi avremmo dovuto avere un altro tipo di atteggiamento”.

Enrico Pazzali, sul tema del Sistema Milano ha poi confermato le quattro direttrici su cui è impegnata la Fondazione: sostegno al sistema fieristico e congressuale, sviluppo del territorio con la conferma degli importanti investimenti immobiliari, formazione - con il lancio di un master fieristico a livello internazionale, impegno sul fronte del Terzo Settore.

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Commenti

RTRTRTRT

Gio, 28/05/2020 - 17:42

In germania i sassoni non mettono becco negli affari della baviera,dove i dipendenti pubblici sono tutti bavaresi.La Germania è blindata da campanilismi interni,nessuno può direzionare economia in zone sottosviluppate togliendola alle zone dove produzione e servizi devono stare perchè così vuole la geografia.A roma i burocrati non hanno competenze e sono di roma e del sud,quindi bloccano il Nord sperando che economia e risorse vadano in zone sottosviluppate(e che mai si svilupperanno)a roma e al sud.Il virus bizantino-romano si è diffuso anche nelle regioni del Nord dove governatori di certe città governano contro altre città della stessa regione per accaparrarsi aziende e risorse nelle loro zone.Ci vorrebbero dei "saggi" che direzionino le risorse con un fine evolutivo per il paese,ossia l'economia deve stare dove la geografia comanda,imposssibile nel paese della "capitale" roma e del sud,dove per es. un napoletano può decidere che a Milano un aeroporto può stare chiuso.

RTRTRTRT

Ven, 29/05/2020 - 10:12

Bisogna creare a livello geopolitico un polo privato e uno pubblico interdipendenti ma indipendenti.Ossia due città stato(via le regioni),una privata Milano e una pubblica a Roma.A Milano il privato,quindi coordinamento delle città del Nord,banche, multinazionali e pmi,a Roma gestione di servizi pubblici,aziende statali(del sud) e delle infrastrutture del paese(strade,aerei,treni ecc).Un pò la configurazione attuale che però deve prevedere che un polo non danneggi l'altro.Quindi il polo privato per es,aiuterebbe il polo statale acquistando prodotti al sud(es. acciaio,furgoni e auto),il polo statale aiuterebbe il polo privato con buone infrastrutture e servizi attraverso meccanismi incentivanti per i burocrati per i buoni risultati del Nord.Su Milano graviterebbero le città del Nord,meno il Veneto,con potenziale città stato Trieste come aggregatore transfrontaliero a est.