Andate in pensione ora? Ecco che assegno vi aspetta...

L'Inps ha aggiornato i coefficienti di rivalutazione degli stipendi che consentono di determinare la media delle pensioni: ecco cosa cambia e quanto percepiscono autonomi o dipendenti

Andate in pensione ora? Ecco che assegno vi aspetta...

L'Inps ha aggiornato i coefficienti di rivalutazione degli stipendi che consentono di determinare la media delle pensioni e stabilire quale sia la quota degli assegni che sono ancora soggette al sistema di calcolo retributivo per lavoratori autonomi e dipendenti.

Il calcolo delle pensioni

Anche se il calcolo retributivo è stato definitivamente abolito dal 1° gennaio 2012, continua ad essere utilizzato per determinare le quote dell'assegno riferite ai periodi precedenti, quindi a tutti quei lavoratori che hanno un'anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e si basa su due elementi: il primo riguarda il numero degli anni di contribuzione unito alla media delle retribuzioni lorde aggiornate e riferite agli ultimi anni di attività. In questo caso, il totale della pensione è pari al 2% del reddito pensionabile per ogni anno di contribuzione: con 25 anni di contributi si ha diritto al 50% della media degli ultimi stipendi, con 35 anni di contributi si ha diritto al 70% fino a raggiungere l'80% con 40 anni di contribuzione. Le aliquote di rendimento diminuiscono gradualmente con l'aumento della retribuzione pensionabile.

Il ruolo dell'anzianità

Come riporta Pensionioggi, la rendita pensionistica unisce due quote, la A e la B: la prima corrisponde all'importo relativo alle anzianità contributive maturate fino al 31 dicembre 1992; l'altra, la B, si riferisce alle anzianità acquisite dal 1° gennaio 1993 fino al 31 dicembre 2011 (per chi può vantare almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995) oppure fino al 31 dicembre 1995 (per chi vanta meno di 18 anni di contributi alla predetta data). Per i lavoratori dipendenti, la base pensionabile della quota A è costituita dalla media degli stipendi degli ultimi 5 anni che precedono l'andata in pensione; la base pensionabile della quota B si stabilisce, invece, dalla media delle retribuzioni degli ultimi 10 anni (520 settimane contributive) se il lavoratore possiede almeno 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992 oppure si stabilisce con la media degli ultimi cinque anni di retribuzione precedenti al 1993 più quelle percepite dal 1° gennaio 1993 fino ad arrivare alla decorrenza della pensione.

C'è da dire, però, che gli importi impiegati per il conteggio non sono effettivamente le somme che il lavoratore si troverà in busta paga ma sono quelle rivalutate tenendo conto dell'inflazione ed escludendo l'anno di decorrenza e quello immediatamente precedente. Ad esempio, uno stipendio di 30mila euro nel 2010, in pensione ne vale un pò di più se riferito alla quota A o alla quota B di pensione. La discesa del tasso di inflazione, però, in questi ultimi anni ha compresso in maniera prepotente il potere di rivalutazione di questo meccanismo determinando un ulteriore impoverimento degli assegni. Bisogna ricordare che per le pensioni che hanno inizio nel 2012, il calcolo della rendita deve tener conto, oltre alle due fette di pensione calcolata con il metodo retributivo, anche di una ulteriore quota (C) riferita all'anzianità acqui­sita successivamente al 31 dicembre 2011 per tutti co­loro che potevano contare su 18 anni di versamenti al 31 dicembre 1995, i quali avevano in precedenza beneficiato del solo criterio retributivo. Come si vede, in ogni caso, tagli e diminuzioni sono all'ordine del giorno.