Il piano di Confindustria per arrivare alla flat tax

L'idea di rendere progressiva la spesa pubblica per trasporti, scuola e sanità

Il piano di Confindustria per arrivare alla flat tax

Roma La flat tax può essere «una conseguenza più che un obiettivo». Ma, come ogni riforma fiscale che il prossimo governo vorrà realizzare, dovrà partire dalla «compartecipazione al costo dei servizi pubblici» da parte dei contribuenti benestanti. In altre parole trasporto pubblico, sanità, università e anche scuola parzialmente a pagamento per chi può permetterselo. Alle Assise generali 2018 di Verona Confindustria ha presentato le sue proposte. Nessun accenno alla flat tax, proposta dal centrodestra.

A spiegare il perché la direttrice generale Marcella Panucci e il nuovo direttore dell'Area centro studi, Andrea Montanino, appena insediato. L'idea è quella di incentivare soprattutto le imprese e poi, per quanto riguarda i redditi, rendere «progressiva» la spesa pubblica attraverso la compartecipazione al costo dei servizi da parte dei cittadini. Gli studi di viale dell'Astronomia vanno oltre i principi enunciati a Verona.

Sul trasporto locale, rispetto ai 3,5 miliardi incassati dai biglietti, 5,2 miliardi di passeggeri e quindi una media per biglietto di 0,68 euro, l'idea è di lasciare la tariffa invariata per il 45,5% dei clienti con redditi sotto i 15 mila euro), aumenti di 0,41 euro fino a 28 mila euro, di 61 centesimi fino a 55 mila euro e di un euro fino a 75 mila euro. Fascia che comprende il 2,1% dei contribuenti.

Per quanto riguarda i ticket sanitari, gli industriali vorrebbero intensificare i controlli per fare emergere l'evasione, visto che le esenzioni si basano soprattutto su autocertificazioni.

Poi le tasse universitarie per le quali si prevedono aumenti mirati sulle fasce Isee a partire da 15 mila euro. Per quanto riguarda la scuola, l'idea è esentare 6,4 milioni di studenti e di fare compartecipare alle spese 1,6 milioni. Il costo medio di uno studente è di 5.652 euro. La compartecipazione è per un massimo del 30% dei costi. Una operazione che porterebbe alle casse dello stato 24,4 miliardi di euro in cinque anni. L'obiettivo è migliorare i servizi pubblici e anche tagliare le tasse.

Confindustria non dà indicazioni sulla pressione fiscale che grava sui redditi. Ma per fare ripartire l'economia chiede interventi selettivi, per favorire assunzioni, investimenti in macchinari ma anche - e soprattutto - in scuola e formazione.

Tra i dettagli del piano (che vale 247,3 miliardi in cinque anni) la tabella sul reperimento delle risorse. Fanno la parte del leone gli Eurobond: 58,5 miliardi in Italia, il 3% del Pil per l'Eurozona.

Difficili da ottenere, ma tecnicamente ineccepibili, visto che non si tratta di mettere al sicuro il vecchio debito pubblico ma di finanziare investimenti. Tra le altre voci la spending review (51 miliardi). Ci sono 360 miliardi di spesa pubblica su circa 800 che sono aggredibili. Gli effetti macro del piano sono un 5,2% di Pil in più in 5 anni e 800 mila posti di lavoro.

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