Un portafoglio tutto Btp: rendimento 3,7%

L'identikit del primo investitore tipo è quello che predilige la prudenza, e cioè il risparmiatore che aspira a preservare il capitale con l'obiettivo di conseguire un rendimento annuale superiore al tasso di inflazione 2013 (1,5%), correndo rischi contenuti.
Per conseguire questo obiettivo il portafoglio suggerito potrebbe essere costituito dal 40% di Btp a tre anni, dal 50% di Btp a cinque anni e dal restante 10% di Btp a dieci anni. Il buono poliennale del Tesoro 2016 offre oggi un rendimento del 2,02%, il Btp 2018 riconosce un tasso del 2,82% mentre il Btp decennale assicura una remunerazione annua del 3,89%: se si ipotizza un ulteriore ribasso dei tassi di interesse di un quarto di punto (meno 0,25%), un giardinetto così allestito dovrebbe riuscire a registrare un rendimento complessivo del 3,7% lordo, 2,6 punti percentuali frutto delle cedole dei Btp e il restante 1,1% derivante dalla rivalutazione dei prezzi dei titoli in portafoglio. In uno scenario ancora più ottimistico, e cioè ipotizzando che i tassi di interesse dei titoli del debito pubblico italiano proseguisse il trend discendente in corso con maggiore determinazione nei prossimi 12 mesi, fino a raggiungere un taglio di mezzo punto percentuale (meno 0,50%), la performance complessiva del portafoglio sfiorerebbe il 4,8% lordo.
Per contro è necessario mettere in conto alcuni rischi. In assenza di ribasso dei tassi di interesse, ovvero se i valori oscillassero intorno agli attuali livelli, il rendimento del portafoglio fra 12 mesi si attesterebbe al 2,6% lordo, mentre se salissero di un quarto di punto (+0,25%) scivolerebbe all'1,5%, più o meno in linea con il tasso di inflazione. Per azzerare del tutto il rendimento atteso per i prossimi 12 mesi, si dovrebbe invece delineare un rialzo dei saggi di interesse dei Titoli di stato italiani dello 0,65 per cento.

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