Province, è solo un bluff: così si rischia il default

Le Regioni rifiutano le competenze delle Province. Ma restano i tagli e gli esuberi

Province, è solo un bluff: così si rischia il default

Cambiar tutto per non cambiar nulla. La rivoluzionaria abolizione delle Province è stato solo un bluf. Non solo perché gli enti continueranno ad avere voce in capitolo in tema di edilizia scolastica, viabilità e ambiente, ma addirittura manterranno la gestione di quelle competenze che avrebbero dovuto cedere alle Regioni ma che i governatori si sono rifiutati di amministrare. Con un aggravio. Avranno 1,3 miliardi di euro (e 20mila dipendenti) in meso rispetto a prima. 

La legge Delrio è un flop, o peggio: un bluff. A seconda di come vogliamo guardare la situazione (disastrosa) delle Province. Comunque sia, il governo non ne esce bene. Tanto che, prima o poi, il premier Matteo Renzi che la rivoluzione non c'è stata. Proprio no. La prima a mettere in chiaro le cose è stata la Regione Lombardia. "Alle province - ha fatto sapere ieri l'Osservatorio regionale - resteranno tutte le funzioni oggi delegate dalle Regioni". I centri per l'impiego, per esempio, rimarranno sul groppone dei bilanci provinciali in attesa che vengano riorganizzati a livello nazionale in base al Jobs Act. Stesso discorso per l'edilizia scolastica, per la viabilità, per l'ambiente, e così via. Lo dovranno fare, però, gestendo 1,3 miliardi di euro in meno e con l'obbligo di mandare a casa il 50% del personale. "Le risorse sono insufficienti a garantire funzioni ben più importanti di quelle delle vecche province - ha commentato il presidente dell'Anci Piero Fassino - se non nella legge di Stabilità, una soluzione va trovata al più presto, perché il primo gennaio è dietro l'angolo, ed anche sugli esuberi di personale delle vecchie province, il peso dell'avvio del nuovo sistema finirà per ricadere sulle spalle dei comuni".

Lo scorso sabato il governo ha presentato un emendamento per dare alle Province e alle Città metropolitane novanta giorni tagliare il personale. Un processo che, però, è destinato ad andare per le lunghe. Difficilmente le Regioni e i Comuni che dovranno assorbire i 20mila dipendenti provinciali riusciranno, infatti, a farlo prima del 2016. Il caos, insomma. Come fa notare Francesco Cerisano su ItaliaOggi, c'è "il rischio che i lavoratori debbano restare a libro paga delle Province in sovrannumero, senza peraltro avere la certezza che vi sia un ente pronto a riassumerli".

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