Economia

Quella crociata (isolata) di Marino contro Acea

La politica farebbe bene a stare fuori da Piazza Affari. Lo dimostra il caso di Acea dove analisti, mercato e persino agenzie di rating non aspettano altro che le interferenze politiche (leggi sindaco di Roma) abbiano fine per un miglior apprezzamento del titolo in Borsa.
Ignazio Marino - candidato Pd eletto in primavera ai danni dell'uscente Gianni Alemanno - a cui fa capo il 51% dell'utility, ha iniziato fin da subito un'agguerrita campagna per cercare di riprendere in qualche modo il controllo dell'azienda, giungendo a mettere in dubbio, nei giorni scorsi, la strategia del top management in varie lettere spedite agli azionisti e all'esecutivo. Una turbolenza politica che, stando anche all'ultimo studio di Standard&Poor's (che ha invece recentemente rivisto l'outlook a stabile da negativo confermando il rating a BBB-) rischia di danneggiare il gruppo capitolino. Il clima di incertezza sollevato dall'azionista di riferimento di Acea può riflettersi prima di tutto sui corsi del titolo; in secondo luogo l'operatività dell'utility romana; e, infine, sulle stesse casse in profondo rosso del Comune a cui, annualmente, Acea stacca una generosa cedola (l'ultima di 32,6 milioni. Equita sim (buy a 7,9 euro sull'utility) qualche tempo fa notava che il titolo era scivolato in Borsa, in controtendenza con il settore, proprio in concomitanza con la bagarre sollevata dal Campidoglio.
Al di là degli schieramenti politici, il mercato ha manifestamente appoggiato il nuovo corso del gruppo, sempre meno salvadanaio di Roma. Il titolo è sui massimi di periodo dopo aver messo a segno un deciso rally (+60%) dalla scorsa primavera, ovvero dalla nomina di Paolo Gallo (ex dg) ad amministratore delegato, avvenuta a pochi giorni dalla scadenza del mandato di Alemanno. Sia Gallo, sia il presidente del gruppo, Giancarlo Cremonesi, sono però ritenuti da Marino troppo vicini a Francesco Gaetano Caltagirone (secondo azionista di Acea con il 16,34%).
Il «new deal» ha debuttato con la riduzione del capitale circolante, il taglio dei costi e un più rigido sistema di controlli per ogni divisione. Una gestione «privatistica della società, orientata più al profitto che agli azionisti» a giudizio del primo cittadino della Capitale che ha contestato all'esecutivo di trascurare il pubblico interesse a vantaggio degli azionisti privati (e cioè principalmente il gruppo Caltagirone e i francesi Suez-Gdf a cui fa capo l'11,5%). Parole pesanti a cui Acea ha replicato con un comunicato ufficiale. Oltre che con i fatti.
I numeri smentiscono le critiche. In attesa che siano diffusi i dati relativi ai nove mesi, il prossimo 11 novembre, vale la pena ricordare come l'utility abbia terminato i sei mesi con un utile netto di 70,6 milioni, praticamente raddoppiato rispetto ai risultati riportati un anno prima. E, in effetti, per i politologi, quella di Marino è una guerra contro Caltagirone, non da intendersi come il secondo azionista di Acea, ma come l'editore i cui giornali (leggi Il Messaggero) avanzano critiche quotidiane nei confronti della giunta (peraltro non sono i soli).

Ma, avvisano gli analisti, questa guerra di nervi pubblica rischia di logorare il mercato più che degli avversari, per l'appunto, politici. E a pagare il conto, in termini di minori cedole, potrebbe essere la stessa Capitale.

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