Rcs nella guerra dei grandi avvocati

I maggiori studi milanesi dietro l'arbitrato Blackstone, che ora può far saltare l'editoria

Rcs nella guerra dei grandi avvocati

I grandi studi legali che ricordano quelli neworkesi del cinema e delle serie tv, come il memorabile di John Milton, alias Al Pacino ne «L'avvocato del diavolo», in Italia sono tutti a Milano. La capitale degli avvocati d'affari. Chi ha studiato legge e, nel civile o nel penale, vuole lavorare con il mondo corporate nel giro che conta, da ogni parte d'Italia provenga, deve convergere qui. E in questi giorni, all'ombra della Madonnina, si è chiusa una battaglia legale con una posta in palio che, forzando un po' le cose, ma neanche troppo, potrebbe definitivamente destabilizzare l'editoria italiana.

Al centro del contendere c'era un palazzo che è un monumento nella storia della città: il «Palazzo del Corriere della Sera» di via Solferino 26, ideato da Luca Beltrami nel 1903, e venduto nel 2013 dal gruppo Rcs ai fondi Usa Blackstone. Un'operazione che Urbano Cairo, dopo aver rilevato il controllo della Rizzoli-Corriere nel 2016, ha contestato, chiedendo di annullare o rivedere la cessione. Venerdì sera il verdetto, tramite un arbitrato, gli ha dato torto. Ma Blackstone - che ha dovuto rinunciare a rivendere il palazzo perché l'acquirente (Allianz) si è ritirato proprio a causa dell'azione intentata da Cairo - ora chiede i danni. Tanti: 300 milioni a Rcs e altri 300 al presidente del Toro. La causa, di fronte alla corte di New York, era in sospeso in attesa degli arbitri. Ora ripartirà e sarà lunga, ma va da sé che di fronte a tali importi c'è da tremare: Rcs vale in Borsa poco più di 400 milioni, mentre la Cairo Communication, che controlla Rcs e di cui Cairo ha il 67%, ne vale 270. Si fa presto a capire che nel peggiore dei casi - tutto da verificarsi - il sistema Cairo-Rcs non potrebbe resistere. E con quello, con i suoi oltre 3.200 dipendenti, di cui quasi 2mila in Italia con 760 giornalisti, l'intera editoria nazionale e la sua previdenza rischierebbero il collasso.

Dietro all'arbitrato che potrebbe cambiare una storia secolare si sono battuti una mezza dozzina di legali di grido. Nomi arcicontesi nelle cene, nelle gallerie d'arte, nei salotti delle residenze sei-sette-ottocentesche di Brera o corso Venezia. Gli arbitri stessi, Renato Rordorf (of counsel da Gianni & Origoni), presidente del collegio, Vincenzo Mariconda (nominato da Blackstone) e Vincenzo Roppo (per Rcs) sono tre pezzi da novanta. E nell'occasione si sono divisi: Roppo, in minoranza, ha votato contro, e Rordorf è stato decisivo.

Con Blackstone, che affida l'immobiliare alla Sgr milanese Kryalos di Paolo Bottelli, si sono battuti due tra i più quotati e temuti civilisti del momento, Carlo Pavesi e Francesco Gatti, meno che sessantenni, partner dello studio legale tributario insieme a Luigi Arturo Bianchi e Paolo Ludovici, sede nel palazzo di Piazza Borromeo. Lo studio era quello di Carlo d'Urso, scomparso pochi anni fa, di cui i partner hanno raccolto l'eredità sia nel prestigio, sia nella sobria eleganza. Con loro Giuseppe Iannaccone, classe 1955, mostro sacro del penale societario, che domina dalla sua sede di Piazza San Babila. Personaggio vulcanico, bon vivant, una splendida compagna sudamericana con cui fa coppia fissa, Iannaccone è conosciuto anche per la sua eccezionale collezione di arte contemporanea, che qualche tempo fa ha riunito il jet set meneghino in una esposizione alla Triennale.

Sul fronte opposto, per il penale Cairo ha scelto Francesco Mucciarelli, classe 1952, cattedra alla Bocconi e docente in altri atenei della città. Studio in via Manin, figlio d'arte di Antonio, i Mucciarelli sono legali storici di grandi famiglie imprenditoriali milanesi. Nella partita Mucciarelli ha lavorato con Sergio Erede, che di Cairo è il Richelieu fin dall'Opa del 2016 su Rcs, lanciata contro tipi quali Mediobanca, Pirelli, Della Valle, Unipol. Erede, 80 anni compiuti da poco, regista di tante operazioni in corso, come la scalata di Del Vecchio a Mediobanca, è il reale ideatore della battaglia per via Solferino, convinto che i conti non tornassero. Al punto da non aver voluto accantonare risorse in vista della causa di New York. Lo si legge nel bilancio Rcs a proposito della partita con Blackstone: «La Società, acquisite le valutazioni dei propri consulenti legali, ha ritenuto che non sussistano i presupposti per l'iscrizione di fondi rischi».

Per sua fortuna questo è solo il primo tempo. E tutti gli avvocati di questi affari possono ora rifiatare e incassare parcelle a sei zeri. In attesa del prossimo duello lungo le piazze, i palazzi e i salotti milanesi.