"Le reti Tlc sono strategiche. Ora bisogna semplificare"

L'ad di Italtel: "Troppi vincoli alla digitalizzazione del Paese. Il nostro debito? Entro l'estate il nuovo partner"

"Le reti Tlc sono strategiche. Ora bisogna semplificare"

L'emergenza indotta dal coronavius «ci ha insegnato che le tlc sono le infrastrutture portanti del Paese». Lo dice Stefano Pileri manager di lungo corso nel settore, essendo stato, tra l'altro, responsabile della rete Telecom, mentre dal 2010 è ad di Italtel.

Eppure in Italia il cosiddetto digital divide è ancora realtà: il 20% delle unità immobiliari non ha accesso alla banda ultra larga, ossia da 100Mega a 1 giga?

«Si, è vero. Il digital divide oggi non è più l'Adsl ma la banda ultra larga. Purtroppo in Italia ci sono molti vincoli burocratici che ostacolano la digitalizzazione. E ben 200 comuni che fanno la guerra alle antenne necessarie per realizzare la rete mobile 5G. Una follia: quelle antenne rispettano gli stessi limiti elettromagnetici già imposti per legge per il 4G, ossia 6 volt al metro. Tra l'altro, il limite in Italia è molto più basso rispetto a quello di altri paesi europei, come la Germania, che su questo fronte sono avvantaggiati. Purtroppo c'è ancora molta ignoranza su questi temi».

Nonostante il boom di traffico registrato con lo smart working, l'intrattenimento e i videogiochi online, le reti tlc nell'ultimo mese non ha avuto grandi problemi.

«Il traffico è aumentato improvvisamente con punte di crescita istantanea del 50%, ma l'architettura di rete è basata su due vie normalmente utilizzate sotto il 50% e ciò ha consentito agli operatori di servire l'incremento di traffico e di adeguare velocemente la capacità alla nuova domanda. L'Agcom ha poi allentato, in questo periodo di emergenza, alcuni vincoli regolamentari dando agli operatori la possibilità di fare rapidamente nuove attivazioni e riducendo alcuni prezzi all'ingrosso. Questo è stato positivo».

Quali sono stati i servizi più richiesti?

«L'utilizzo della videoconferenza nel mondo è aumentato del 9.500%, lo smart working del 30%. Noi come Italtel abbiamo dotato del sistema di videoconferenza Webex di Cisco 8mila utenti di una grande azienda, attivando tutte le licenze nell'arco di pochi giorni, una vera corsa contro il tempo».

Quindi la crisi Covid per le tlc potrebbe trasformarsi in una opportunità?

«Il settore delle tlc sarà tra quelli che potranno avere una evoluzione positiva da questa crisi. Per le tlc lo spazio di crescita è molto ampio a partire dall'industria 4.0 che consente di digitalizzare e robotizzare, con controllo a distanza, tutte le linee di produzione, o la telemedicina che consente, e lo farà ancora di più con il 5G, di avere comunicazioni video ad alta definizione tra medico e paziente in parallelo alla raccolta di misure sui parametri vitali. Ma anche in questo campo è importante lo stimolo delle istituzioni. E poi c'è il tema dell'infrastruttura cloud, che sta cambiando, diventando più distribuita e capillare e può rimettere in gioco gli operatori. Il cloud diventa di prossimità: non ci saranno più solo i grandi datacenter ma se ne faranno tanti più piccoli e distribuiti. Telecom sta investendo in questo settore. Credo sia una buona vision»e.

Italtel sta attraversando un periodo difficile con i ricavi in calo del 20% lo scorso anno e il debito in aumento. Cosa state facendo?

«L'azionista di maggioranza Exprivia e Cisco ci stanno supportando. Si sta cercando un partner e di rinegoziare il debito. Credo che prima dell'estate riusciremo a risolvere la situazione. Sono fiducioso».

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