Pensioni ribaltate e tagliate. I calcoli sui nuovi assegni

Martedì prossimo si apre un tavolo di negoziato tra governo e sindacati per una modifica al sistema previdenziale. Sotto i riflettori il destino di Quota 100

Pensioni ribaltate e tagliate. I calcoli sui nuovi assegni

Tutto sembra essere pronto per una riforma delle pensioni. La prossima settimana, infatti, governo e sindacati si incontreranno per mettere mano al sistema previdenziale. Sarà una lunga trattativa. Tra gli obiettivi c’è quello di prorogare l’Ape sociale e Opzione donna. La proroga dell’Ape sociale dovrebbe essere estesa a un numero maggiore di categorie impegnate in lavori gravosi. E, quella di Opzione donna, potrebbe arrivare tenendo conto anche dei casi di part "time verticale". Sottigliezze. Tecnicismi che potrebbero però cambiare il destino di migliaia di italiani. Poche chances, almeno per il momento, sembra avere un’altra richiesta dei sindacati, quella dell’allargamento della platea dei pensionati che beneficia della cosiddetta 14esima mentre potrebbe spuntare il ripristino dell’Ape volontaria o aziendale, chiusa l’anno scorso dopo la prima sperimentazione.

Ma si lavora anche per evitare il pericoloso scalone che si profila a inizio 2022 con la fine della sperimentazione triennale di Quota 100. Durante il "negoziato" potrebbe piovere una proposta che sembra non dispiacere troppo al ministero del Lavoro. Lo spiega il Sole 24 Ore. Si tratterebbe dell’introduzione di un meccanismo flessibile per consentire le uscite a partire da 62, o 63, anni di età anagrafica e un’anzianità contributiva minima di 38 anni, o forse anche 36, prevedendo una penalizzazione, con l’aggancio pieno al sistema contributivo puro, sotto forma di riduzione del trattamento del 2,8-3% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia del pensionamento di vecchiaia (67 anni).

Le novità non finiscono qui. Già, perché le innovazioni in campo pensionistico arriverebbero insieme a una riforma degli ammortizzatori sociali necessaria per gestire la crisi economica da coronavirus e in particolare i problemi aziendali che potrebbero arrivare in un prossimo futuro. Nei prossimi mesi, infatti, terminerà lo stop ai licenziamenti. E ciò potrebbe portare a un’impennata del tasso di disoccupazione.

Ma torniamo al capitolo pensioni. Si sta lavorando a un rinnovo della flessibilità in uscita. Qualcosa che non dispiace ai sindacati. Questi difenderanno comunque il loro progetto di Quota 41, ovvero garantire a tutti i lavoratori, a partire dai cosiddetti "precoci", il diritto al pensionamento con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica. Tutta l’operazione, però, non sarà facile da portare a casa. Ci sono almeno un paio di nodi da sciogliere: i costi delle proposte in campo e il ripristino dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita per le pensioni anticipate, che è stato bloccato fino al 2026 dall’esecutivo gialloverde con l’introduzione di Quota 100.

Per quanto riguarda il primo punto, sempre secondo il Sole, si potrebbero utilizzare i 3 o 4 miliardi di minor spesa che dovrebbero essere assicurati dall’appeal inferiore alle attese mostrato fin qui proprio da Quota 100. Più difficile da superare, invece, appare lo scoglio del ripristino del collegamento diretto tra uscite e speranza di vita. In ogni caso la riforma del sistema previdenziale dovrà vedere la luce non più tardi del prossimo anno, anche perché questa è stata di fatto garantita dal governo all'Unione europea. Una misura giudicata necessaria da Bruxelles per accedere al tanto atteso Recovery fund.

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