Come sarà la nuova Irpef: spunta la grande fregatura

Con l'avvicinarsi della manovra finanziaria, l'obiettivo, almeno dichiarato, è quello di puntare alla riduzione delle tasse sul lavoro. Le ipotesi per recuperare i fondi da impiegare sono tante

Si avvicina il periodo della finanziaria e tra ipotesi di taglio Irpef, cuneo fiscale e flat tax continuano a susseguirsi dichiarazioni e voci che potrebbero anticipare il contenuto della legge.

Il ministro dell'economia Roberto Gualtieri aveva dichiarato di voler "aumentare salari e stipendi", quindi è probabile che l'obiettivo dichiarato del taglio del cuneo fiscale possa essere indirizzato maggiormente a favorire i dipendenti, prevedendo comunque per le imprese delle riduzioni di altro genere. Resta l'incognita dell'ex bonus Renzi, passato da 80 a 100 euro per dipendenti con redditi annui fino a 28 mila euro e poi esteso a redditi fino a 40mila euro in forma di detrazione (al momento per il 2020). Il viceministro Misani ipotizza che possa essere "riassorbito" nella riforma Irpef, senza "aggravare il prelievo su chi ne è titolare".

Con un nuovo assetto delle agevolazioni sarà necessario trovare risorse per autofinanziare la riforma fiscale. Sempre Misani ha spiegato che sono al vaglio diverse ipotesi. Si parla di ridurre del 2% tutte le detrazioni oppure di limitare o addirittura azzerare completamente le detrazioni per i redditi alti. In questo ultimo caso, essendo i redditi oltre i 75mila euro l'anno molto pochi (2,4% del totale dei contribuenti nel 2019) non si tratterebbe di una soluzione troppo vantaggiosa. Ultima ipotesi il taglio delle detrazioni meno utilizzate.

Nel discorso del riordino fiscale, che resta un obiettivo ma che per quest'anno è stato accantonato anche a causa dell'emergenza Covid, rientra di fatto una riforma dell'Irpef, in calendario per il prossimo 2021, sempre che non vi siano degli imprevisti. Le ipotesi al vaglio sono numerose ma non riscontrano al momento pieno consenso.

C'è chi aveva parlato di applicazione del "modello tedesco", che prevede un'aliquota valutata con una formula matematica, bocciato da Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera, che lo ha definito poco trasparente. Altri hanno invece proposto una revisione dell'aliquota Irpef del 38%, in modo da limare quello che ad oggi rimane uno scalone (27%-38%) consistente. Anche le imposte sostitutive, infine, sia quelle principali, come le rendite finanziarie o le cedolari degli affitti, che quelle secondarie, potrebbero essere ridisegnate.

Per l'obiettivo riduzione tasse, infine, l'unica cosa certa è che non si potranno toccare i fondi del Recovery Fund, "una tantum" non in grado di consentire un taglio duraturo nel tempo. Restano in piedi la spending review e la lotta all'evasione fiscale, quest'ultima da combattere tramite la lotta al contante da tempo promessa ed avviata dal governo Conte. Sembra essere invece, almeno per il momento, esclusa la possibilità di condoni. Mentre pare problematica (vista la delicatezza del problema dell'origine di determinati fondi da sanare), l'agevolazione del rientro in Italia di denaro proveniente da conti all'estero.

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