Arriva la stretta sull'Imu: chi rischia la batosta a dicembre

A breve 25 milioni di italiani saranno chiamati a pagare la seconda rata dell'Imu: ecco gli immobili esentati e quali sono gli importi da calcolare

Arriva la stretta sull'Imu: chi rischia la batosta a dicembre

È in arrivo la scadenza per la seconda rata dell'Imu, da pagare entro il 16 dicembre: saranno 25 milioni gli italiani che dovranno versare allo Stato la tassa per gli immobili con un gettito totale pari a 19,6 miliardi di euro.

Le rate sospese

A causa della pandemia, però, i proprietari di alcune tipologie di immobili sono stati esentati dal pagamento della rata: è accaduto per quelli strumentali (beni utilizzati dall'impresa per l'esercizio dell'attività imprenditoriale) i cui possessori hanno avuto un fatturato inferiore del 30% rispetto al 2020 come ci siamo occupati sul Giornale.it.

Cosa cambia quest'anno

Il governo ha stabilito che, per non dare la possibilità alle famiglia di "sdoppiarsi" con due case intestate una al marito e l’altra alla moglie ed evitare il pagamento dell'imposta, il decreto fiscale ha stabilito che l’esenzione è valida soltanto per un’abitazione a famiglia anche se i coniugi hanno le residenze in Comuni diversi. Ne ha parlato anche la Cassazione con una sentenza molto più restrittiva che obbligava al pagamento per tutte e due le abitazioni nel caso in cui i coniugi risiedessero in case diverse. Anche se il governo è riuscito a migliorare la situazione, Confedilizia storce il naso perché si sarebbe aspettato ben altro. "È vero che la Cassazione aveva dato una interpretazione ancora più restrittiva della norma sull’esenzione Imu per l’abitazione principale, ma la via più corretta – ha affermato il suo presidente, Giorgio Spaziani Testa, al Messaggeroera quella che era stata indicata dal Dipartimento delle finanze del Mef, che consentiva di applicare l’esenzione nei casi in cui i coniugi risiedono per motivi lavorativi in comuni diversi".

Quali sono i calcoli

Chiaramente, sono esentate dal pagamento dell'Imu tutte le prime case a meno che non facciano parte delle categorie A/1, A/8, A/9 oppure siano considerate case di lusso. L'aliquota sull'immobile principale è del 4 per mille e la detrazione di 200 euro. Ogni regola sul versamento, poi, è affidato al singolo Comune di residenza con le linee guida pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze entro lo scorso 28 ottobre. Se così non fosse stato, bisognerà fare i calcoli con le aliquote dell'anno precedente, il 2020, che in questo caso prevede la valutazione della rendita catastale per il 5% moltiplicando il risultato per il coefficiente dell’immobile. A quel punto, poi, bisognerà applicare le aliquote che stabiliscono i primi cittadini dei Comuni in questione.

Ecco i rimborsi

Chi ha pagato la rata di giugno pur da esente, dovrà fare richiersa di rimborso al proprio Comune. Come viene riportato dall'Uil, la cifra media di una secon da casa in provincia sarà di 1.070 euro di cui la metà per il mese di giugno ma sarà il doppio se si fa parte di una grande città come Roma (oltre duemila euro). L’aliquota media dell'Imu sulle seconde case è il 10,6 per mille ma in molti Comuni (480 municipi di cui 18 città capoluogo) c'è ancora in vigore “l'ex addizionale Tasi”, )max 0,8 per mille) "introdotta per finanziare negli scorsi anni le detrazioni per le abitazioni principali, così da portare in questi Comuni l’aliquota Imu fino all’11,4 per mille", riporta Il Messaggero. È il caso, tra le altre, di Roma e Milano con una media di 2.064 euro per la capitale e pochi spiccioli in meno per il capoluogo lombardo (2.040 euro). Molto costosa anche Bologna con 2.038 mentre da Genova in poi si scende a 1.775 euro. Chiaramente, nei capoluoghi meno grossi le cifre sono notevolmente ridimensionate come Asti (580 euro), Gorizia (582 euro) o Catanzaro (659 euro).

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