A Pomigliano sale la tensione: Fiat si rivolge alla Procura di Nola per impedire il blocco dello stabilimento, organizzato per oggi, primo sabato lavorativo di recupero, in quanto provocherebbe «gravi danni occupazionali e patrimoniali». Nell'esposto, l'azienda fa riferimento «al dilagare di dichiarazioni minacciose e promesse di sabotaggio dell`attività produttiva dello stabilimento di Pomigliano» e chiede che «vengano intraprese le iniziative opportune per consentire l'attività produttiva».
Di fatto, la decisione dello sciopero viene da lontano: lo Slai Cobas l'aveva preannunciato esattamente tre anni fa, subito dopo l'accordo tra Lingotto e sindacati per l'avvio della produzione della Panda, con l'intento di bloccare tutti i sabati lavorativi che si sarebbero tenuti nello stabilimento di Pomigliano. Ed oggi intende mantenere fede alla promessa, stoppando la prima delle due giornate concordate da Fiat con Fim, Uilm, Fismic e Ugl, per far fronte ad un isolato picco produttivo. «I presidi e le manifestazioni sindacali non sono vietati dalla legge, nè tantomeno - ha detto Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale dello Slai Cobas- c'è una legislazione che vieta gli scioperi». IAl presidio, organizzato dal sindacato di base insieme a Fiom e al Comitato di lotta cassintegrati,ci sarà anche il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma.
Sciopero a Pomigliano Fiat si rivolge ai giudici
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