Sony, il possibile spin off mette le ali al titolo

«Per creare valore urge separare le attività di Sony nell'elettronica di consumo da quelle dell'intrattenimento». È bastata questa «raccomandazione», partita dal gestore del fondo hedge americano Third Party di Daniel Loeb, per far schizzare il titolo alla Borsa di Tokio. E, nonostante la smentita della società nipponica, che non si è detta disposta a fare un simile passo, ieri le azioni Sony hanno portato comunque a casa un guadagno del 10%.
Il motivo è presto spiegato. Il cinquantunenne Loeb, che con il suo fondo Third Party controlla il 6,5% della società per un controvalore di 1,1 miliardi di dollari, non è un gestore qualsiasi. Le pressioni di Loeb, ad esempio, hanno portato ai vertici di Yahoo! l'ad Marissa Meyer. Mentre le sue «lettere» o raccomandazioni, negli anni, hanno influito sui destini di diverse aziende, consigliando ad alcuni amministratori delegati di «tornare a fare ciò che sapevano fare meglio», ossia, almeno secondo lui, giocare a tennis. Finora Loeb si era limitato a rivolgere raccomandazioni solo a società statunitensi. Ma le ritrovata forza dell'economia nipponica, grazie agli interventi della Banca centrale, l'ha portato a investire pesantemente in quel Paese e in Sony. Da qui la lettera all'ad Kaz Hirai, nella quale Loeb ha definito Sony Entertainment un «gioiello nascosto», danneggiato dai problemi incontrati, invece, dalle attività nell'elettronica di consumo.
Un'analisi condivisibile visto che Sony, dopo aver sfornato prodotti epocali, come le tv e i walkman, ha subito in quei settori la concorrenza di Samsung e Apple. Per questo Loeb ha proposto di vendere il 20% circa delle attività di intrattenimento, dove ci sono artisti come Adele e Beyoncé e film come Spider Man. Del pacchetto farebbero parte anche le attività della PlayStation. Hirai ha più volte detto che le attività di intrattenimento danno un contributo rilevante alla crescita della società e non sono in vendita. Loeb però è disposto a investire circa 1,5 miliardi di euro sull'eventuale Ipo della divisione entertainment che dovrebbe dunque, secondo i suoi calcoli, portare in Borsa circa il 20% delle attività di Sony. Una sfida difficile anche se molti negli Usa sanno quanto il gestore dell'hedge fund sappia essere convincente.

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