Lo spread torna sotto quota 100 dopo cinque anni

Lo spread tra Btp e Bund scende sotto la soglia psicologica dei 100 punti base. È la prima volta da metà maggio del 2010

Lo spread torna sotto quota 100 dopo cinque anni

Lo spread scende sotto la soglia psicologica dei 100 punti base. Non succedeva da metà maggio del 2010. Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è arrivato a toccare a 98,5 punti base tornando così ai livelli che c'erano prima della crisi economica. Il rendimento del titolo a dieci anni italiano è in calo al nuovo minimo storico dell’1,305%. "Spread sotto quota 100, mille ex precari assunti a Melfi col JobsAct, via segreto bancario non solo in Svizzera - ha commentato il premier Matteo Renzi su Twitter - dai che è la volta buona".

Il calo dello spread delle ultime settimane si traduce in vantaggi concreti per l’Italia e sopratutto per uno dei talloni d’Achille del nostro Paese, proprio quel debito pubblico che ormai da tempo viaggia sui 2mila miliardi di euro. Per quest’anno il governo ha previsto nella nota di aggiornamento al Def presentata a fine dello scorso settembre un aumento del debito al 133,4% del pil, contro il 131,6 calcolato per il 2014. In autunno lo spread viaggiava in media sui 150 punti, con picchi nel mese di ottobre anche di 200 punti base, ed un tasso di rendimento compreso tra il 2,7% e il 2,3%. Oggi la situazione è profondamente cambiata: lo spread ha perso circa 50 punti base e, soprattutto, il tasso di rendimento è crollato ai minimi storici dell’1,3%. Ottime notizie per i nostri conti pubblici.

La Banca d’Italia stima infatti che una riduzione di 100 punti base della forbice corrisponda mediamente ad un risparmio di circa 0,2 punti percentuali di pil nel primo anno, di 0,4 nel secondo e di 0,5 nel terzo. In pratica i 50 punti persi dalla presentazione della Nota di aggiornamento al Parlamento corrispondono quest’anno a circa 1,5-2 miliardi di risparmi.

Apparentemente una goccia nel mare del nostro debito, ma comunque un tesoretto in più che si somma ai 5 miliardi stimati dal Tesoro come risparmio per il 2014 e ai proventi delle privatizzazioni, come l’ultima de 5,7% Enel, tutti destinati allo stesso fine.

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