Dall'ideologia "Green deal" alla "Green fever", che ha contagiato la stragrande maggioranza dei costruttori di veicoli, fino ad arrivare al "Deep red" dei recenti bilanci con le conseguenze che tutti conosciamo: chiusure di impianti, licenziamenti, fornitori e concessionari in forte sofferenza, stravolgimento dei piani di lancio e concorrenti cinesi impegnati a "europeizzare" le loro strategie.
La "Green fever" non ha risparmiato Stellantis, la cui passata gestione guidata da Carlos Tavares, ha scommesso su un futuro "tutto elettrico" addirittura in largo anticipo rispetto ai tempi fissati dall'Ue (il 2035) e ora oggetto di revisione.
Ieri, dopo le anticipazioni da parte del ceo Antonio Filosa (in foto), sono stati ufficializzati i risultati negativi dell'esercizio 2025, primo anno che vede il gruppo chiudere in rosso dalla nascita nel 2021. Stellantis ha così archiviato il 2025 con ricavi netti per 153,5 miliardi (-2%) e una perdita netta di 22,3 miliardi, dovuta a 25,4 miliardi di oneri straordinari.
Il ceo Filosa punta il dito sul "costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica, con la necessità di reimpostare il business mettendo al centro la libertà dei clienti di scegliere all'interno di una gamma completa di tecnologie: elettrica, ibrida e a combustione interna". È il reset che il top manager ha annunciato il 6 febbraio scorso "allo scopo di colmare i gap di esecuzione del passato e accelerare ulteriormente verso un ritorno a una crescita profittevole". Il 2026, dunque, rappresenta l'anno della ripartenza e anche ieri Filosa ha ricordato come "Stellantis, in gennaio, ha segnato un rimbalzo incoraggiante della propria quota in Europa; e vediamo lo stesso anche a febbraio, con una domanda forte, nonostante l'ambiente in cui si si trova a operare sia difficile con regole che restano ancora non chiare". Segnali di incoraggiamento, intanto, dalla Borsa: ieri il titolo ha chiuso con un +4,24% a 6,78 euro. Per l'anno in corso le stime vedono il miglioramento progressivo di ricavi netti, reddito operativo rettificato e free cash flow industriale. Ma se gli azionisti resteranno quest'anno senza dividendo, dopo aver fatto il pieno negli scorsi esercizi, a pagare i danni della "Green fever" sono soprattutto i lavoratori che non otterranno il premio annuale, a eccezione dei colleghi di Sud America, Africa e Medio Oriente.
Su tutte le furie i sindacati, visti i 46 miliardi di liquidità: scioperi sono stati indetti dalla Fiom nei vari siti. Una delusione (nel 2025 il bonus era stato in media di 676 euro) che si aggiunge ai timori sul futuro delle fabbriche in Italia. II 21 maggio la verità con la presentazione del nuovo piano industriale.