Stretta su Tim-Open Fiber Oggi le offerte dei fondi

Ma ci sono gli scogli della valutazione della rete e della governance. Cassa Depositi in manovra

Sono attese per oggi le offerte non vincolanti dei fondi di investimento infrastrutturali su Open Fiber. Una caso strano, dato che a sollecitare le offerte dei fondi non sarebbe stata Enel, pur desiderosa di valorizzare un business per lei non core, come è appunto la rete in fibra ottica per le tlc, ma Tim. La società guidata dall'ad Luigi Gubitosi e del neo presidente salvatore Rossi infatti è più che interessata a mettere a punto un piano che gli ridia il primato sulle infrastrutture di tlc italiane. Tim non può tuttavia comperare Open Fiber sia per via della mancanza di risorse, in parte «congelate» dal pesante debito, sia per limiti Antitrust. La realizzazione del piano è quindi per Tim tutt'altro che semplice anche perché Enel valuta a caro prezzo la sua rete, quella già realizzata e quella acquisita da Metroweb a Milano. Tra le ipotesi anche la cessione del 100% di Open Fiber, che potrebbe essere interamente acquisita dai fondi, che andrebbero in un secondo momento a trattare l'integrazione con la rete Tim. Un ruolo cruciale è quello di Cassa Depositi e Prestiti, che detiene il 50% di Open Fiber e che con il ricavato dell'operazione potrebbe rafforzare la propria quota in Tim (9,9%).

Tra gli interessati ci sarebbero una decina di fondi tra cui F2i, Ardian, Macquarie, Brooksfield e Antin, fondi sovrani di Abu Dhabi, Singapore e Cinesi, ma anche fondi pensione. Gli advisor sono sul dossier sono Vitale e Rotschild per Tim, Credit Suisse per Cdp, Mediobanca per Enel e JpMorgan per Open Fiber. Una volta individuati gli investitori saranno Tim, Cdp e i nuovi entrati a mettere a punto il piano per la creazione della rete unica Tim-Open Fiber, mentre Enel, ben ricompensata, uscirà di scena. Se si trovasse l'accordo sul prezzo con Enel, ci sarebbero però altri ostacoli da superare per la governance.

Per Asati, l'associazione dei piccoli azionisti dell'ex-monopolista, il controllo dovrebbe essere affidato alla stessa Tim, al fine di «massimizzare sinergie industriali e ritorni sugli investimenti facendo leva su un ampio ventaglio di soluzioni». Per Asati «l'integrazione verticale tra le due società può essere reso possibile dal regolatore che garantisca a tutti gli operatori di tlc uguali condizioni di accesso all'ingrosso». Contrario invece il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, che ha espresso più volte la sua opposizione al controllo dell'infrastruttura da parte di Tim. Ieri il titolo Tim ha chiuso in rialzo (+0,13%) grazie anche a un report degli analisti di Arete che ha portato il prezzo obiettivo a 1,01 euro per azione da raggiungere con il consolidamento del mobile in Brasile, la separazione dei data center e la creazione di valore sulla rete in fibra grazie all'integrazione con Open Fiber.

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