Taglio delle "pensioni d'oro", si attende la decisione dei giudici

Da qui al prossimo gennaio il governo dovrà far fronte, insieme agli altri problemi tecnici, anche alla possibile riduzione delle pensioni elevate. Si attende il giudizio della Corte costituzionale

Non solo gestire il post Quota 100, la fine delle indicizzazioni sulle pensioni e contenere una spesa previdenziale sempre più alta: da qui al prossimo gennaio il governo dovrà far fronte anche al taglio degli assegni elevati.

Come sottolinea Il Sole 24 Ore, tutto ruota attorno al tema delle "pensioni d'oro". Il loro ridimensionamento è previsto da un provvedimento al giudizio della Corte costituzionale efficace dal primo gennaio 2019 fino al termine del 2023. Certo, la questione è ancora pendente ma qualcosa dovrebbe muoversi già nelle prossime settimane.

Nel frattempo troviamo più o meno 24mila pensionati che ricevono oltre i 100mila euro lordi annui. Lo scorso giugno è scattato un prelievo sugli assegni più elevati con la legge 145/2018 (articolo 1, commi 261-268).

Da qui ai prossimi cinque anni, le pensioni elevate subiranno “una riduzione di un'aliquota” pari al 15% “per la parte eccedente i 100mila euro e fino a 130mila euro”, al 30% “per la parte eccedente 130mila fino a 200mila”, al 35% “per la parte eccedente 350mila fino a 500mila” e, infine, al 40% “per la parte eccedente 500mila euro”.

Nel caso in cui dovesse essere sancita l'illegittimità costituzionale della norma, sarà necessario rimborsare i pensionati colpiti.

Quanto vale il taglio delle pensioni elevate

In ogni caso c'è una clausola di salvaguardia che garantisce alle pensioni "tagliate" di non scendere al di sotto della soglia dei 100mila euro lordi annui. Quanto risparmiato con il provvedimento, circa 415 milioni di euro al netto delle fiscalità nel quinquennio, finirà all'interno di appositi fondi da attivare in Inps e altri enti previdenziali interessati.

Sono escluse sia le pensioni erogate dalle Casse dei professionisti sia quelle di invalidità, i trattamenti pensionistici di invalidità, i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti e i trattamenti riconosciuti a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche.

Perché siamo arrivati ad attendere la decisione della Consulta sulla legittimità della norma? Tutto è partito da un contenzioso portato avanti dalla Confederazione italiana dirigenti e altre professionalità (Cida).

La Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia ha rilevato per prima la fondatezza dei dubbi con un'ordinanza dello scorso ottobre con cui ha chiesto di approfondire la questione.

Comunque sia, la fascia più alta di questi "pensionati d'oro" ricade tra i 120mila e i 140 mila annui. Il taglio, nel caso di un assegno annuo pari a 120mila, dovrebbe valere intorno ai 131,5 euro. La riduzione media del reddito pensionistico oscillerà tra l'1,36% (fascia da 110mila euro) al 24% per chi sfonda il tetto dei 500mila.

Commenti

flip

Mar, 14/01/2020 - 16:21

il vocabolo 'pensioni' in questo caso è generico. Non ci solo pensioni inps che COMUNQUE SONO STATE PAGATE da chi ha lavorato. MA ci sono anche i costosi 'VITALIZI ai politicanti (e relativa assistenza sanitaria???). e poi c'è anche il reddito di cittadinanza. Le pensiomi ai politici ed il RDC.rSono costi fissi a carico dello STATO! quando si raglia a vanvera sulle pensioni, bisogna pensarci almeno due volTe!

Ritratto di Quintus_Sertorius

Quintus_Sertorius

Mar, 14/01/2020 - 16:40

Praticamente hanno chiesto ai giudici di tagliarsi la pensione di propria volontà.