«Un team di manager per la Pirelli di domani»

«Un team di manager per la Pirelli di domani»

Una rivoluzione silenziosa ha preso il via in casa Pirelli. E non solo ai piani alti, con i progetti di riassetto che starebbero coinvolgendo Camfin, la holding di controllo. Che la svolta sia alle porte, lo si capisce dalle parole con cui il presidente e ad Marco Tronchetti Provera ha aperto ieri l'assemblea del gruppo degli pneumatici: «Il futuro di Pirelli sono i suoi uomini e la mia più grande soddisfazione di imprenditore è quella di lasciare l'azienda e vederla volare». Quindi il manager che da vent'anni gestisce la Bicocca prepara la svolta e, come in un'azienda a controllo familiare, getta le basi per il passaggio generazionale. «Stiamo cercando di costruire un management che nel tempo garantisca la crescita del gruppo. La mia preoccupazione, con gli anni che passano, è che l'azienda sia in grado di camminare sulle sue gambe. Io lavorerò per questo, ma - ha aggiunto scherzosamente - credo mi dovrete sopportare ancora qualche anno».
Una battuta. Ma che definisce con chiarezza il percorso intrapreso dal manager che, negli anni, ha cambiato faccia all'azionariato del gruppo. Oggi «gli investitori esteri di lungo termine rappresentano il 70% dell'azionariato di Pirelli (dal 30% del 2009)», ha commentato, precisando che a questi «soci non interessa quanto avviene ai piani alti».
Un esplicito riferimento ai conflitti con i Malacalza che da mesi vanno in scena in casa della holding Camfin (oggi l'assemblea). «Nulla che riguardi Pirelli», ha ribadito, senza confermare la possibile opa allo studio su Camfin in coppia con Unicredit e Intesa. Un'operazione che porterebbe la cassaforte Marco Tronchetti Provera e C. Sapa a liberarsi dei debiti blindando la società con un nuovo patto di sindacato. Un percorso non confermato, ma che permetterebbe al presidente di rafforzare il gruppo e poi passare la mano. Un iter che, secondo diversi analisti, sarebbe anche la vera ragione alla base della decisione del gruppo di rinviare la presentazione del piano industriale in autunno.
«Abbiamo spostato di qualche mese il piano a 5 anni per capire meglio quale sarà lo sviluppo in Europa», ha ufficialmente spiegato la società, ricordando «i successi degli ultimi anni e il fatto che, riducendo la quota di attività in Europa sul totale, il fatturato dal 2009 a oggi è salito da poco meno di 4 miliardi a oltre 6 miliardi e l'ebit da 250 a circa 780 milioni». Quanto alle quote strategiche, Pirelli ha intenzione di mantenere la sua partecipazione in Mediobanca (1,83%) e lavorare come azionista per rendere Rcs (5%) più competitiva.
In parallelo, ieri l'assemblea ha approvato il bilancio 2012 e la politica di remunerazione. Tronchetti ha percepito, tra stipendi e benefici non monetari, 3,08 milioni, al suo vice Vittorio Malacalza sono andati 413mila euro. L'altro vice presidente Alberto Pirelli ha incassato circa il doppio, con uno stipendio di 952mila euro. L'ex ad Francesco Gori, per quattro mesi e dieci giorni di lavoro ha preso 1,16 milioni, e quindi in proporzione più di Tronchetti che ne ha rilevato le cariche. A differenza del 2011, con l'ultimo bilancio nessuno dei top manager ha preso i compensi variabili.

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