Il consiglio di amministrazione straordinario di Terna, riunitosi ieri, ha segnato un passaggio chiave in una vicenda che il governo intende chiudere rapidamente e senza ambiguità. Secondo quanto filtra, il tema della buonuscita da 7,3 milioni chiesta dall'amministratrice delegata uscente Giuseppina Di Foggia (in foto) non sarebbe stato formalmente discusso, ma è evidente che il nodo è ormai sul tavolo e verrà affrontato in un nuovo cda atteso nei prossimi giorni. I tempi, del resto, sono strettissimi e imposti dal calendario delle assemblee: il 6 maggio è convocata quella di Eni, dove Di Foggia è indicata per la presidenza, mentre il 12 maggio si riuniranno i soci di Terna per chiudere il suo mandato.
In questo incastro, la soluzione appare obbligata. Per poter essere eletta alla guida del Cane a sei zampe, Di Foggia deve dimettersi prima dall'incarico attuale, ma proprio questo passaggio rende incompatibile la richiesta di un'indennità di fine mandato. È qui che entra in gioco la posizione, netta, del Mef, arrivata domenica sera con una nota che ha il sapore di un chiarimento definitivo. Il Mef, nella sua azione diretta all'efficientamento della spesa e al contenimento dei costi, ha dato specifiche direttive in modo da generare una prassi diretta ad escludere che detti emolumenti siano corrisposti a chi esaurisce per naturale scadenza o per dimissioni volontarie il mandato da amministratore".
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che ribadiscono una linea già fissata dal 2023: nelle società partecipate le buonuscite devono essere escluse o fortemente limitate, soprattutto nei casi in cui si tratta di passaggi all'interno dello stesso perimetro pubblico. Ed è esattamente questa la situazione, visto che Terna ed Eni fanno capo allo stesso azionista di riferimento, vale a dire Cassa Depositi e Prestiti. In altre parole, non solo le dimissioni non giustificano un'indennità, ma il trasferimento infragruppo rafforza ulteriormente questa esclusione.
Il messaggio politico è chiaro e si inserisce nella linea di rigore sw ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: contenere i costi, evitare distorsioni e garantire che le partecipate operino secondo criteri coerenti con l'interesse pubblico. In questo quadro, la richiesta di una buonuscita milionaria rischia di apparire non solo fuori linea, ma anche difficilmente sostenibile a livello istituzionale.
L'impasse, tuttavia, non potrà durare a lungo. Il nuovo cda di Terna servirà proprio a sciogliere il nodo, ma la direzione appare già tracciata.
Anche perché, parallelamente, iniziano a circolare ipotesi alternative per la presidenza di Eni, segno che il governo non è disposto ad allungare i tempi oltre misura. La priorità resta quella di chiudere senza strappi una partita strategica, evitando che una questione individuale possa rallentare il riassetto delle grandi partecipate. Questioni di cui DiFoggia non è all'oscuro.