Tim fa il pieno di utili con Inwit e incalza per la rete unica

Il cda sollecita il governo. Nei primi tre mesi calano i ricavi, ma anche costi e debito. Elliott scende ancora

Utili in crescita e debito in calo per Tim, nel primo, difficile, trimestre dell'anno. Le telecomunicazioni sono stati tra i settori meno toccati dalla pandemia ma per far crescere i profitti di Tim è stata salvifica la plusvalenza netta contabilizzata a seguito della fusione di Inwit con Vodafone pari 441 milioni di euro. E dunque gli utili sono cresciuti del 216% su base annua a 591 milioni di euro con una generazione di cassa pari a 923 milioni (+285%). I ricavi però restano in contrazione dell'11,3% a 3,9 miliardi rispetto al primo trimestre 2019 (4,471 miliardi). Meglio hanno fatto i ricavi da servizi anche se in calo del 6,6%. E anche l'Ebitda, il margine lordo è sceso. Insomma la forte concorrenza sulle tariffe, innescata sulla telefonia mobile dall'arrivo di Inwit in Italia, si fa ancora sentire. Non sono bastati dunque la razionalizzazione del portafoglio prodotti, la maggior disciplina nei processi commerciali e i risparmi messi in atto dall'azienda, tra cui un energico taglio al personale.

E dunque non stupisce l'appello al governo lanciato dal cda di Tim per spingere verso la realizzazione della rete unica in fibra con Open Fiber. Una mossa necessaria sopratutto dopo che, proprio la pandemia, ha dimostrato la necessità di garantire a tutti i cittadini l'accesso a collegamenti web tra i 30 e i 100Mb, ossia a banda ultralarga. Solo la realizzazione di questa operazione darebbe a Tim la necessaria stabilità per portare avanti piani strategici futuri senza dover temere di iniziare una nuova guerra dei prezzi anche per i collegamenti in fibra ottica. L'ad Luigi Gubitosi ha comunque raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti, ossia il taglio del debito che, pur restando alto, circa 24 miliardi di euro, è sceso di 923 milioni nel trimestre e di 1,8 miliardi anno su anno. Il debito alto è uno dei maggiori problemi della società, il cui titolo è depresso in Borsa (vale ,36 centesimi), anche se ieri è salito del 5,35%. Ed è anche sicuramente uno dei motivi che ha spinto Gubitosi a cercare un altro partner per Inwit, oltre a Vodafone.

Ieri infatti è stato annunciato che Tim potrebbe cedere un consorzio guidato da Ardian Infrastructure e partecipato da Canson Capital Partners, una quota di minoranza della holding che deterrà la sua partecipazione in Inwit. La società, a cui è affidato lo sviluppo della rete 5G, è solida e redditizia tanto che è tra i pochissimi titoli che in Borsa hanno sovraperformato in periodo di pandemia. Inwit, comunque, rimarrà nel pieno controllo di Tim. Prosegue anche la negoziazione con Kkr per la cessione di una quota di minoranza della rete secondaria, ossia quella in rame che arriva in maniera capillare in tutte le case italiane e quindi non è un assett di poco conto.

Intanto Elliott, socio forte di Tim insieme a Vivendi (24%) e Cdp (10%)ha ulteriormente limato la sua quota portandola sotto al 5%, con diritti di voto ridotti allo 0,136%.

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