Twitter, Musk si ritira e poi ci ripensa

Prima scrive: "Accordo sospeso" e il titolo cede il 20%. Dopo corregge: "Resto impegnato"

Twitter, Musk si ritira e poi ci ripensa

Ci sono due modi di giocare: uno da gentleman, l'altro invece plebeo, venale, insomma il modo di giocare di una canaglia qualsiasi. Non sappiamo a quale delle due categorie indicate da Dostoevskij appartenga, ma di sicuro Elon Musk è un giocatore. Twitter è il suo ultimo balocco. Benché costoso (44 miliardi di dollari messi sul piatto) e ancora non posseduto, Mr. Tesla ci fa ciò che vuole. Gli bastano due tweet, ravvicinati e contraddittori. Primo cinguettio, ieri: l'accordo con Twitter è temporaneamente sospeso in attesa di dettagli che supportino il calcolo che gli account di spam/fake rappresentino meno del 5% degli utenti. Due righe capaci di affondare nel pre-market il titolo di oltre il 20%. Passa qualche ora, e il tiro viene corretto: Resto impegnato nell'acquisizione. Twitter recupera, ma non tutto (-9 a un'ora dalla chiusura), mentre Tesla sale del 6%. A quanto pare, non pochi fanno il tifo per il naufragio dell'Opa.

Il duplice cinguettio sembra il solito voltafaccia muskiano, più volte esibito ai tempi dell'ossimorico atteggiamento verso i bitcoin. Prima osannati con tanto di pollice rialzista ad uso degli investitori retail, poi degradati come spregevole moneta inquinante e infine riabilitati. Quello che a Wall Street dopo i tweet di ieri si definisce uno spettacolo circense, è per Musk prassi quasi quotidiana. Un iconoclasta senza contezza delle conseguenze: capace tanto di annunciare il delisting di Tesla e anche il suo fallimento (tonfo del 17% delle azioni in quattro sedute), quanto di voler comprare la Coca-Cola per metterci dentro la cocaina.

Totale spregio per le regole di chi però ha l'occhio scaltro, da giocatore d'azzardo. Anche se non tutti i conti fatti dall'imprenditore di origine sudafricana sembrano azzeccati. Dai picchi raggiunti in seguito al suo ingresso nel libro soci col 9%, Twitter ha lasciato sul terreno una decina di miliardi mano a mano che crescevano i dubbi sulle probabilità di successo dell'operazione. Le perplessità maggiori sono legate ai finanziamenti necessari per acquisire la società californiana, nonostante il pluri-miliardario si sia assicurato 25,5 miliardi da un pool di banche guidato da Morgan Stanley. Il nodo è però legato alle azioni Tesla da impegnare per il takeover, il cui valore è sceso in una settimana di quasi il 17%. A tal proposito, Bloomberg riferiva nei giorni scorsi di trattative tese a eliminare la necessità di un margin loan da 6,25 miliardi, cioè un prestito ottenuto dando in pegno azioni della società automobilistica. Conferme ufficiali non sono però arrivate.

Con la spada di Damocle della penale da un miliardo di dollari da sborsare in caso di rottura dell'accordo, Musk starebbe quindi giocando la carta di tirare sul prezzo dell'acquisizione facendo leva sullo stato di salute di Twitter. La questione degli account reali è fondamentale, poiché è partendo da quelle basi, più o meno solide, che Musk intende fare la sua rivoluzione. All'inizio del mese il cda del social network ha certificato che, tra gennaio e marzo, meno del 5% dei suoi utenti attivi giornalieri monetizzabili erano bot o iscrizioni di spam. Forse Musk ha tra le mani cifre diverse e per questo sollecita uno sconto? O forse lo vuole perché teme una pioggia di cause contro Twitter dopo che la Corte d'appello Usa ha concesso agli iscritti di citare in giudizio la piattaforma se questa censura post o ne sospende il profilo per ragioni politiche, come accaduto a Donald Trump? In ogni caso, non finisce qui: la saga (o lo spettacolo circense) continua.

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