Unicredit lascia Mps, battute le stime

Orcel: "La finestra con Siena è chiusa". Franco: "Lontani anche sul concambio"

Unicredit lascia Mps, battute le stime

Unicredit batte le stime degli analisti, rivede al rialzo le indicazioni sul 2021 e annuncia per il 9 dicembre la presentazione del nuovo piano industriale. Un piano che, salvo colpi di scena, vedrà ripartire il gruppo senza Monte Paschi, operazione definita dall'ad Andrea Orcel «una finestra chiusa». Niente risiko quindi. Almeno per ora. In Borsa Unicredit ha chiuso in rialzo dello 0,5% a 11,49 euro.

Tra luglio e settembre Unicredit ha registrato un utile di 1,058 miliardi (in crescita del 55,6% rispetto a un anno fa) e ricavi per 4,4 miliardi di ricavi (+1,9%) sostenuti dalle robuste commissioni pari a 1,65 miliardi (+12,5%). Nei nove mesi il risultato netto si è attestato a 3 miliardi, dal profondo rosso di 1,6 miliardi di un anno fa. A livello di patrimonializzazione, infine, l'indice Cet1 è al 15,5% (15,3% includendo il buyback da 652 milioni). La trimestrale ha fornito poi l'occasione al gruppo per alzare le stime sul 2021, fissando i nuovi obiettivi a 17,5 miliardi per i ricavi (dai precedenti 17,1 miliardi) e a oltre 3,7 miliardi (dagli oltre 3 attesi in precedenza) di utile netto.

Per il futuro Orcel si dice «ottimista» forte anche di «un buon inizio del quarto trimestre». L'obiettivo rimane quello di «sviluppare le nostre tre priorità: semplificazione, digitalizzazione e centralità del cliente, che saranno il fulcro del nuovo piano strategico», ha ribadito il banchiere secondo cui la crescita futura passerà da «un'organizzazione più semplice e rafforzata capace di una chiara disciplina sui costi, così come da una rinnovata attenzione alla crescita dei ricavi netti». Quanto al possibile shopping, Orcel, dopo aver ammesso che «un'eventuale acquisizione in Italia sarebbe per rafforzare la nostra rete», ha ribadito «l'M&A non è uno scopo in sé, ma un acceleratore e può essere realizzato alle giuste condizioni». Condizioni che non si sono realizzate su Mps che «non farà parte della nostra strategia futura». In merito il ministro dell'Economia, Daniele Franco, ha parlato di un «divario tra ciò che Unicredit desiderava ottenere dall'operazione e ciò che noi (il Tesoro ha il 64% di Mps ndr) eravamo disposti a dare» sull'aumento di capitale di Rocca Salimbeni, sui concambi per garantire al Mef un posto nel nuovo polo finanziario e sul valore del ramo di azienda. Franco ha quindi aggiunto che il Tesoro «non è disposto a cedere» l'istituto senese «a qualsiasi prezzo». Il ministro, che sta negoziando con Bruxelles la proroga dei tempi di uscita dal capitale di Mps (prevista al 31 dicembre), ha poi sottolineato che: «Se non troveremo altre soluzioni, continueremo a gestire la banca come azionisti».

Sul tema, il segretario della Fabi Lando Maria Sileoni si è detto «preoccupato perché, al momento, non ci sono alternative a Unicredit per rilevare Mps». A giudizio di Sileoni «la Ue concederà la proroga all'Italia, se a chiederla sarà il premier Mario Draghi. Ma per restare di proprietà del Tesoro servono almeno tre miliardi entro l'anno». Qualche spiraglio - spiegano dal sindacato - potrebbe arrivare dall'inserimento nella manovra finanziaria, approvata ieri dal Consiglio dei Ministri, della proroga al primo semestre 2022 dei vantaggi fiscali (Dta) in caso di aggregazione, il che consentirebbe a Roma di riaprire la partita per il Monte già nei primi giorni di gennaio.

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