Unipol promette più profitti. Ma la Borsa voleva la fusione

Cimbri: "Non taglio la catena di controllo con Unipolsai Generali? Auspico torni la normalità". Crollano i titoli

Unipol promette più profitti. Ma la Borsa voleva la fusione

Nessun accorciamento della catena di controllo tra Unipol e Unipolsai (84,9%): Carlo Cimbri gela le attese del mercato mentre presenta il nuovo piano e i titoli cadono in Borsa: Unipol (-8,2%) è la peggiore delle big (-3,1% Unipolsai).

Il gruppo bolognese e la sua controllata, i cui dividendi rappresentano gran parte del conto economico della holding, genereranno 2,3 miliardi di utili a testa e staccheranno 750 milioni e 1,4 miliardi di cedole. Il piano Opening new ways, che spinge sull'immobiliare a scapito dei Btp, punta poi su mobilità, welfare e bancassicurazione: 14,7 miliardi l'obiettivo dei premi (8,9 nel Danni e 5,8 nel Vita). I costi scenderanno grazie a 800 uscite compensate da 300 assunzioni, mentre 500 milioni di investimenti tech contribuiranno all'evoluzione digitale.

Il presidente del secondo gruppo assicurativo italiano, privo di deleghe operative malgrado abbia solo 57 anni, parla però anche al sistema. Prima auspica che in Generali lo scontro Donnet-Caltagirone lasci il posto a «una situazione di normalità», poi spezza una lancia a favore di Alberto Nagel nel caso la battaglia si spostasse su Mediobanca.

«La conflittualità non fa mai bene alle aziende», ha spiegato Cimbri: «Non c'è un modello vincente di govenance»; ciò che dà grande valore «è la stabilità dell'azionariato, che consente di fare programmi nel lungo periodo». E Unipol è saldamente in mano alle Coop.

Poi lo sguardo di Cimbri si spinge a Mediobanca, di cui il gruppo possiede l'1,9%: la compagnia è «soddisfatta della gestione e del management» di Piazzetta Cuccia ma «non entrerà» nel patto di consultazione (che raccoglie il 10,7% del capitale) perché «non lo abbiamo mai fatto», ha detto il manager. Che sembra lanciare un messaggio al fronte Caltagirone-Del Vecchio: Mediobanca ha risultati positivi «anche più di altri».

Tornando a Unipol, Cimbri rimarca che l'accorciamento della catena con Unipolsai «non è un tema all'ordine del giorno» e «non sarà all'attenzione del cda»: Unipol vale 5,5 miliardi ma la Borsa la prezza 3,5 inoltre il riassetto non produrrebbe sinergie.

Dal punto di vista strategico il gruppo scommette sulle partnership bancassicurative con Bper e Popolare di Sondrio, dove al momento non intende superare l'attuale 9,5%. Unipol è inoltre al fianco della banca modenese, partecipata con il 20%, per farla «crescere» ma ora c'è da digerire l'acquisizione di Carige. Quindi è «difficile» un investimento in Mps: «A fare il passo più lungo della gamba, cadi».

Ieri è stato infine il giorno della trimestrale, chiusa dal gruppo con un utile netto di 246 milioni, in calo del 31,7% su un anno prima che aveva goduto della plusvalenza per la cessione di Torre Velasca a Milano e del consolidamento pro-quota del risultato di Bper. La raccolta diretta è pari a 3,4 miliardi (+8,4%), di cui 2 miliardi nel Danni (+5,5%) e 1,4 miliardi nel Vita (+12,9%). Il combined ratio della riassicurazione è pari al 93%.

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