Uomo o robot? Vince la qualità

Due giorni fa durante una riunione di redazione uno dei mie collaboratori ha mostrato a tutti una notizia che parlava di giornalisti-robot. Non vi dico il «rumore». Già, perché, oggi, uno dei dilemmi più grandi legati alla tecnologia è quello del rapporto tra uomo e macchina. Quanti di noi rischiano di essere sostituiti da robot? È così in ogni settore. Su tutti quello della finanza che, preda del Fintech, è stata invasa da app di ogni genere, da robot-advisor che svolgerebbero il difficile mestiere dei consulenti, da processi che stanno modificando le banche.

Nel corso di un evento che ho tenuto con più di 500 persone, qualche giorno fa, ho chiesto alla platea quanti di loro fossero andati in banca quel giorno, fisicamente, con le loro gambe, ho aggiunto. Nessuno ha alzato la mano. Subito dopo ho chiesto quanti fossero entrati in banca attraverso uno smartphone o un pc. Oltre tre quarti della sala ha confermato di averlo fatto. Capite? Non è che non si vada più in banca, è solo cambiato il modo di farlo. La tecnologia sta cambiando anche il nostro modo di lavorare. Ma non c'è da averne paura.

La International Federation of Robotics ha evidenziato come nei Paesi in cui c'è una più alta densità di robot i tassi di disoccupazione sono i più bassi a dimostrazione che la tecnologia non rappresenta una minaccia a meno di non comprendere che il mondo è cambiato. Per i risparmi c'è bisogno di consulenza, non di operatori che stiano dietro a uno sportello a stampare estratti conto che nessuno chiede più. E la consulenza è fatta di relazione. Neanche i nativi digitali in tema di consulenza sono disposti a derogare ad una macchina. E il Fintech allora? Migliora la nostra vita. Io pago con il telefono dove ho virtualizzato le mie carte di credito ed il robot-advisor aiuterà i consulenti a scegliere i prodotti giusti per i clienti assistiti da un professionista capace di guidarne non solo i progetti, ma soprattutto le emozioni.

leopoldo.gasbarro@me.com

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