Visco: "Banche in guardia sui crediti"

Il governatore di Bankitalia: "Solidità prioritaria". Fusioni? "Se c'è un piano vero"

«Non rinviate l'emersione di perdite altamente probabili e preservate adeguati livelli di patrimonializzazione»: Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ammonisce le banche in occasione del comitato esecutivo dell'Abi (trasmesso via streaming) e dice «no» all'idea circolata nella maggioranza di creare una banca pubblica.

Affrontando lo scottante tema degli «Npl», i crediti deteriorati, Visco ha dettato la ricetta su come trattare nei bilanci delle banche le prossime perdite, in particolare quelle derivanti dalle moratorie sui prestiti, oggi superiori a 300 miliardi di euro. E la parola d'ordine è trasparenza: «È necessario che le banche usino con attenzione la flessibilità sui crediti deteriorati prevista dalle norme, ma senza rimandare il problema», ha chiarito il governatore pur spiegando che anche comprendendo «le criticità evidenziate dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, e da altri, non è possibile rinviare».

Il riferimento di Visco è alla richiesta dell'Abi, di «evitare di confermare l'introduzione di misure, pensate prima del Covid, come le nuove tempistiche della maturazione dei deterioramenti dei prestiti bancari e conseguentemente delle svalutazioni relative». Le norme Ue (calendar provising) impongono la svalutazione al 100% dei crediti in tre anni, se non garantiti, e in 7-9 anni se garantiti da collaterali o da immobili. «Quelle soglie, pensate prima del Covid, erano già troppo sincopate, soprattutto per le abitudini italiane», ha spiegato ieri Patuelli, introducendo Visco, «ora, con e dopo il Covid, a maggior ragione, chiediamo siano ripensate e riviste». Osservazioni che fanno eco a quelle di Mediobanca. Solo una settimana fa, infatti, l'amministratore delegato Alberto Nagel aveva fatto suonare l'allarme, dicendo come le nuove norme Ue fossero «una bomba atomica per il settore» del credito, perché obbligheranno a ricapitalizzazioni di massa tra due o tre anni.

Ma ieri il messaggio di Visco è stato netto: le banche devono evitare il riaccumularsi di grandi stock di sofferenze, che mettevano l'Italia sul banco degli imputati. Il sistema bancario, dopo ripetute cessioni di deteriorati (ormai tornati a livelli di settembre 2009), ora ha ripulito i bilanci.

Anche per questo «le aggregazioni tra banche devono essere attuate solo in presenza di un solido piano industriale» e non essere un obiettivo tout court. Ad aprire le danze è stata Intesa Sanpaolo con la conquista di Ubi, ma ora il mercato attende le contromosse del Banco Bpm e il destino di Monte Paschi.

Visco si è poi espresso sulla crescita, spiegando che non vede con favore il varo di una banca pubblica, che aggreghi sotto lo Stato gli istituti in cerca di un cavaliere bianco: «La questione è complessa. Si può discutere del nesso tra la natura della proprietà e i risultati che si possono ottenere nella conduzione dell'attività di impresa, ma l'esperienza delle gestioni bancarie pubbliche si è non di rado caratterizzata per gravi inefficienze nei processi di allocazione delle risorse».

Per Visco è quindi più urgente avere «una pubblica amministrazione efficiente e infrastrutture adeguate».

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