Vittoria dell'impresa sulla burocrazia

Imprenditori 1 – Burocrazia 0. Dai fabbricanti italiani della filiera armi sportive una lezione di pragmatismo imprenditoriale. Un caso eccezionale, ma dimostra che in Italia perfino la burocrazia può essere sconfitta

Vittoria dell'impresa sulla burocrazia

Ultimi mesi dell’anno 2014: situazione critica per molti fabbricanti armieri sportivo-venatori i quali, nell’ottica di soddisfare gli ordini di importanti committenti stranieri, attendono in trepidazione il rilascio di licenze di esportazione. Attesa vana. I tempi si dilatano eccessivamente e, prima del rilascio, scadono le licenze di importazione dei committenti.

Risultato: il mercato russo, che costituiva nel suo complesso un’area di grandissimo interesse per molti imprenditori armieri italiani, risulta di fatto inaccessibile. Il posto dei prodotti italiani, che pure godono di grande rispetto tra gli appassionati che praticano sport e caccia nei territori della Federazione Russa, viene preso da prodotti stranieri. Uno smacco per le imprese italiane? Non solo: per più di un fabbricante la situazione diventa insostenibile ed a rimetterci è tanta gente laboriosa.

Il caso di cui scriviamo può dirsi estremo ma è innegabile che dal punto di vista di molti la prassi burocratica relativa al transito spaziale dei prodotti armieri produca spesso dilatazioni temporali incompatibili con le esigenze di vivacità del commercio. Le conseguenze possono essere gravi.

Proprio per questo motivo già da qualche anno il Consorzio degli Armaioli Italiani aveva in studio un progetto idoneo a soddisfare tanto le istanze degli imprenditori quanto quelle dei tutori della pubblica sicurezza visto che, non bisogna dimenticarlo, si parla di armi: si decide dunque di sviluppare, accanto all’opera di dialogo con i rappresentanti dello Stato, in particolare con la Questura di Brescia e con il Ministero dell’Interno, l’allestimento di un apparato informatico da affidare agli organi di pubblica sicurezza per facilitare il lavoro dei loro addetti.

Nasce dunque il progetto SIGMA, il cui acronimo indica che si tratta di un “Sistema Integrato per la Gestione e la Movimentazione delle Armi” che risponde allo scopo di ridurre il costo, sia in termini monetari che in termini di tempo, di determinate procedure di natura burocratica ed a quello ulteriore di diminuire i margini d’errore nella compilazione dei documenti relativi alle pratiche riguardanti le armi. Una garanzia di sicurezza.

La solita “stretta” dello Stato in materia di commercio armiero? No: sono i produttori stessi che organizzano, finanziano ed allestiscono una piattaforma informatica che accresce ed agevola il controllo della pubblica autorità sul loro onesto lavoro. Con la speranza di salvaguardarlo e farlo prosperare a beneficio di molti poichè, giova ricordarlo, parlare di lavoro vuol dire parlare di benessere per famiglie ed individui, giovani, futuro e via discorrendo.

I motivi che ci spingono a riportare ai lettori questa vicenda? Sono tre.

In primo luogo colpisce l’entità monetaria del contributo iniziale di una cordata di piccole e medie imprese, contributo che sarà risarcito in futuro al 50% dalla Regione Lombardia e che ammonta complessivamente a circa 630000 Euro.

In secondo luogo riteniamo sia questo un caso più unico che raro di concreta collaborazione tra enti privati ed enti pubblici, con i primi a svolgere un’azione sussidiaria all’opera della pubblica amministrazione.

Ultimo elemento degno di nota riguarda il potenziale della piattaforma, tanto consistente da averne determinato la candidatura a modello, in ambito nazionale ma anche europeo, quale strumento di informatizzazione del rapporto tra aziende del settore armi sportive e pubblica sicurezza.

L’Italia, per una volta e per opera di una piccola schiera di volenterosi appartenenti ad una categoria spesso dimenticata quando non oltraggiata, primeggia, nonostante gli ostacoli, con i fatti e non con le parole.



Commenti