È morto a 87 anni Ted Turner, il visionario imprenditore americano che fondò la CNN e rivoluzionò il modo in cui il mondo consuma le notizie. Con lui scompare una delle figure più eccentriche, influenti e controverse della storia dei media moderni, un uomo capace di trasformare un’intuizione considerata folle in una delle idee più potenti del XX secolo. Turner non è stato soltanto il fondatore del primo canale all-news attivo 24 ore su 24. È stato un imprenditore capace di anticipare il futuro della televisione, un magnate dello sport, un ambientalista, un filantropo e una personalità pubblica che non ha mai avuto paura di dire ciò che pensava. Per decenni è stato il simbolo di un capitalismo americano aggressivo e visionario, tanto ammirato quanto discusso. La notizia della sua morte è stata confermata da Turner Enterprises. Da tempo le sue condizioni di salute erano peggiorate, nel 2018 aveva annunciato di soffrire di demenza a corpi di Lewy, una malattia neurodegenerativa progressiva simile all’Alzheimer. All’inizio del 2025 era stato ricoverato per una forma lieve di polmonite, dalla quale si era successivamente ripreso.
L’uomo che inventò le news senza interruzioni
Prima della CNN, il mondo dell’informazione televisiva era completamente diverso. Negli Stati Uniti i grandi network trasmettevano telegiornali soltanto in fasce orarie precise, soprattutto la sera. L’idea di un canale che parlasse di notizie ventiquattr’ore su ventiquattro sembrava economicamente insostenibile e persino inutile. Ted Turner, però, vedeva più lontano degli altri.Nel 1980 lanciò ufficialmente la CNN, Cable News Network. All’inizio molti osservatori la consideravano una scommessa destinata al fallimento. Turner investì enormi risorse personali nel progetto, convinto che il pubblico avrebbe voluto seguire gli eventi del mondo in tempo reale. Aveva ragione. La CNN cambiò completamente il linguaggio televisivo e il ritmo dell’informazione globale. Guerre, elezioni, crisi internazionali, disastri naturali, tutto poteva essere raccontato in diretta, nel momento stesso in cui accadeva. La svolta definitiva arrivò durante la Guerra del Golfo del 1991, quando milioni di persone seguirono i bombardamenti su Baghdad attraverso le immagini trasmesse continuamente dalla CNN. Da quel momento la televisione non fu più la stessa. Mark Thompson, presidente e CEO di CNN Worldwide, lo ha ricordato con parole di grande impatto: “Ted era un leader profondamente coinvolto e determinato, impavido, senza paura e sempre disposto a seguire il proprio istinto e il proprio giudizio. Era e sarà sempre lo spirito guida della CNN.” E ancora: “Ted è il gigante sulle cui spalle ci troviamo oggi, e tutti noi ci fermeremo per riconoscere il suo impatto sulle nostre vite e sul mondo.”
Da Cincinnati all’impero televisivo
Robert Edward Turner III nacque il 19 novembre 1938 a Cincinnati, in Ohio. Crebbe in una famiglia benestante, il padre possedeva una società di cartellonistica pubblicitaria. Dopo un periodo alla Brown University, lasciò gli studi e iniziò a lavorare nell’azienda di famiglia. La sua vita cambiò drasticamente nel 1963, quando il padre si tolse la vita. Turner, ancora molto giovane, si trovò improvvisamente alla guida dell’azienda. Da quel momento iniziò una crescita imprenditoriale rapidissima. Acquistò stazioni radiofoniche e successivamente una piccola emittente televisiva di Atlanta. Fu tra i primi imprenditori a capire il potenziale delle trasmissioni via satellite, intuizione che gli permise di espandere il segnale televisivo a livello nazionale. Nacque così il concetto di “superstation”, una rete locale capace però di raggiungere tutto il Paese via cavo. Da quell’esperimento si sviluppò il colosso Turner Broadcasting System. Negli anni successivi Turner lanciò canali destinati a entrare nella cultura popolare mondiale: TBS, TNT, Cartoon Network e Turner Classic Movies.
Il soprannome “Captain Outrageous”
Ted Turner non era soltanto un imprenditore brillante. Era anche un personaggio ingestibile, provocatorio, spesso sopra le righe. Parlava senza filtri, faceva dichiarazioni incendiarie e amava sfidare apertamente il potere politico, economico e mediatico. Per questo venne soprannominato “Captain Outrageous”. Lui stesso descriveva così il proprio modo di comunicare: “Non ho idea di quello che dirò. Dico quello che mi passa per la testa”. Quel carattere impulsivo gli causò numerose polemiche nel corso degli anni, soprattutto su temi religiosi e geopolitici. Ma contribuì anche a costruire il suo mito pubblico, Turner era percepito come un uomo impossibile da controllare.
La sua cultura pop
Turner capì molto presto che televisione e sport potevano diventare un binomio potentissimo. Acquistò gli Atlanta Braves nel baseball e gli Atlanta Hawks nell’NBA, trasformandoli in marchi nazionali grazie alla visibilità televisiva. Definì i Braves “America’s Team”, sfruttando la diffusione nazionale delle sue emittenti. Nel 1995 la squadra vinse le World Series sotto la sua proprietà. Parallelamente costruì un enorme archivio cinematografico acquistando MGM/UA Entertainment. Questa operazione gli consentì di controllare migliaia di film storici hollywoodiani. Una delle sue idee più contestate fu la colorizzazione dei film in bianco e nero. Molti registi e critici considerarono quel progetto un sacrilegio culturale. Il celebre critico Roger Ebert scrisse che la versione colorata di “Casablanca” rappresentava “uno dei giorni più tristi della storia del cinema”. Le proteste furono tali che Turner finì per abbandonare gradualmente il progetto.
Il matrimonio con Jane Fonda
Nel 1991 sposò l’attrice e attivista Jane Fonda, premio Oscar e simbolo della sinistra progressista americana. La loro relazione attirò enorme attenzione mediatica, da una parte il magnate capitalista dei media, dall’altra una delle figure più impegnate politicamente di Hollywood. Nonostante le differenze, i due condivisero per anni passioni comuni, soprattutto l’amore per la natura e l’attivismo. Fonda raccontò: “Nel suo cuore, Ted non è una persona ricca, potente e privilegiata. È un bambino che ama giocare e che possiede una genialità selvaggia”. Il matrimonio finì nel 2001, ma Turner confessò in seguito di aver vissuto con grande dolore quella separazione: “È stato molto difficile. Sono sopravvissuto, e anche lei. Ma credo di essere stato più felice quando stavamo insieme.”
La vendita del suo impero
Nel 1996 Turner Broadcasting System venne acquisita da Time Warner per circa 7,5 miliardi di dollari. Turner rimase vicepresidente del gruppo, ma il controllo diretto del suo impero iniziò lentamente a sfuggirgli. L’ulteriore fusione con AOL nel 2001 segnò definitivamente la fine della sua centralità nel mondo dei media. Due anni dopo lasciò l’azienda. Negli ultimi anni aveva espresso più volte preoccupazione per l’eccessiva concentrazione del potere mediatico nelle mani di pochi grandi conglomerati. “In qualsiasi settore, le grandi aziende sono importanti, ma lo sono anche quelle piccole e innovative. Quando perdi le piccole imprese, perdi le grandi idee”, scrisse in un saggio pubblicato nel 2004.
Filantropo e ambientalista
Una parte enorme dell’eredità di Ted Turner riguarda però il suo impegno civile. Nel 1998 donò un miliardo di dollari alle Nazioni Unite, una delle più grandi donazioni filantropiche mai fatte da un privato. Da quella iniziativa nacque la United Nations Foundation. Fu inoltre cofondatore della Nuclear Threat Initiative, organizzazione impegnata nella riduzione delle armi nucleari e nella lotta alla proliferazione di armi di distruzione di massa. Turner dedicò grande attenzione anche alla tutela ambientale. Divenne uno dei maggiori proprietari terrieri degli Stati Uniti e investì enormi risorse nella conservazione della biodiversità. Era particolarmente legato ai bisonti americani, specie simbolo del West quasi sterminata nel XIX secolo. Contribuì in modo decisivo alla loro reintroduzione e allevò migliaia di esemplari nei suoi ranch. Perfino il cartone animato “Captain Planet”, amatissimo negli anni Novanta, nacque da una sua idea, usare l’intrattenimento per sensibilizzare i bambini sui temi ecologici.
Un’eredità che ha cambiato il mondo
Con la morte di Ted Turner si chiude un’epoca della televisione americana. Nel bene e nel male, il suo impatto sulla comunicazione globale è stato gigantesco. Oggi il flusso continuo di notizie ci sembra normale, smartphone, notifiche, dirette, aggiornamenti in tempo reale.
Ma quell’idea, la convinzione che il pubblico volesse sapere tutto subito, in ogni momento, è nata grazie alla sua intuizione. Senza Turner probabilmente non esisterebbero il moderno ciclo continuo delle news, i canali all-news globali e buona parte dell’ecosistema informativo contemporaneo.