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Stefano Zurlo vince il Premio La Tore 2026

Il cronista de Il Giornale premiato per le sue inchieste sui casi giudiziari degli ultimi 30 anni

Stefano Zurlo vince il Premio La Tore 2026
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Stefano Zurlo ha vinto il Premio La Tore. Il giornalista riceverà il prestigioso riconoscimento il prossimo 25 luglio in Piazza della Chiesa a Marciana Marina.

L’evento sarà l’occasione per parlare delle più importanti vicende giudiziarie che sono state seguite dal cronista del Giornale negli ultimi 30 anni: da Tangentopoli a Mani Pulite, da Vallettopoli al caso Cogne fino al caso Garlasco, passando per le vicende Barillà e Wanna Marchi. Zurlo, milanese classe 1963, in qualità di giornalista, scrittore e saggista, ha raccontato gli ultimi trenta anni di Storia della Repubblica. Per l’Europeo, nel 1992 ha firmato l’inchiesta sul ‘Pio Albergo Trivulzio’ da cui poi si svilupperanno le inchieste di ‘Mani pulite’ di ‘Tangentopoli’. Dal 1994 scrive per il ‘Giornale’ per il quale ha firmato importanti reportage dall’Italia e dall’estero, ricoprendo il ruolo di inviato speciale per gli eventi politici e la cronaca. Dal 2004 inizia anche la carriera di autore e conduttore televisivo. Pubblica numerosi libri tra cui: ‘Inchiesta sulla devozione popolare’ (vincitore del Premio Corrado Alvaro, 2003), ‘L’uomo sbagliato. Il caso Barillà’ (2005), da cui è stata tratta l’omonima fiction per Rai 1, ‘L’ardimento’. ‘Racconto della vita di don Carlo Gnocchi’ nel 2006 (con la prefazione del cardinale Martini), ‘La legge siamo noi. La casta della giustizia italiana’ (2009), ‘Prepotenti e impuniti’ (2011). Per Baldini Castoldi ha pubblicato ‘Quattro colpi per Togliatti’ (2019), ‘Il libro nero della magistratura’ (2020), ‘Il libro nero delle ingiuste detenzioni’ (2021) e ‘Wanna Marchi. Ascesa e caduta di un mito’ (2022).

Nel 2022 è la voce narrante della docuserie di Netflix su Wanna Marchi dove offre una prospettiva giornalistica sul laboratorio mediatico degli anni '80 che ha permesso la nascita del personaggio. Sul delitto di Garlasco, invece, Zurlo ha recentemente espresso dubbi sulla ‘gogna mediatica’ e sulla confusione generata da perizie contrapposte, mentre nel libro L'Uomo Sbagliato (Caso Barillà) racconta la storia di Giuseppe Barillà, scambiato per un pericoloso latitante e incarcerato ingiustamente.

Da poco è uscito il saggio ‘Senza giustizia’ (Baldini Castoldi, 2026) in cui spiega che l’errore giudiziario non è un’eccezione, ma un fenomeno strutturale della magistratura italiana e mette in evidenza che la responsabilità individuale resta un tabù.

Queste le motivazioni che hanno indotto la giuria a premiare Zurlo: “Per la sua carriera di giornalista iniziata prima all’Europeo poi a ‘Il Giornale’ dove, nel periodo ‘Mani Pulite’, ha iniziato la sua carriera di successo come giornalista politico e di inchiesta. Per aver proseguito la sua carriera nella carta stampata divenendo, nel tempo, dello stesso quotidiano editorialista e poi tra le principali firme del giornalismo italiano. Per aver dato nelle inchieste che ha seguito in prima persona un taglio altamente professionale e scrupoloso, seguendo le note vicende di Tangentopoli, Vallettopoli, Cogne e Garlasco della quale tragica vicenda è rimasto, fino a i nostri giorni, uno dei principali giornalisti chiamati in televisione come opinionista di primo livello. Per la triste ‘Vicenda Barillà’, perché attraverso il suo libro ‘L’uomo sbagliato’, egli ha messo mediaticamente in luce in tutta la sua tragica essenza la vicenda e dal quale volume è stata tratta una serie tv RAI di grande successo, interpreta con grande ‘pathos’ dall’attore Giuseppe Fiorello”. E ancora: “Per i suoi volumi riguardanti le principali vicende giudiziarie italiane degli ultimi trenta anni, in particolare quelli relativi alla Magistratura, ove pur mostrando verso di essa un assoluto rispetto come Istituzione, ha tuttavia, con scrupolo ed attenta analisi, cercato di evidenziarne anche i limiti e le storture. Per il suo ultimo volume di grande successo e di straordinaria attualità ‘ Senza giustizia’ che ripercorre le migliaia di errori giudiziari italiani, dando voce e anima a vicende e persone distrutte, spesso dimenticate.

Per la sua capacità di conduzione ed intrattenimento televisivo mostrata anche recentemente nella docuserie Netflix, dedicata a Wanna Marchi, nella quale si ricostruisce soprattutto la ’vicenda italiana’ degli ultimi quaranta anni. Per la sua complessiva figura di Uomo di Cultura che ha saputo ritagliarsi nel panorama culturale, giornalistico e letterario italiano uno spazio originale e assolutamente non sovrapponibile ad altri”.

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