Elezioni, appello Cei: "Un voto contro l'aborto" Ma la Bonino minimizza: "E' il solito evergreen"

Bagnasco invita i cattolici a votare alle regionali tenendo presenti i valori "non negoziabili" come la difesa della vita umana. E il parlamento si divide. La Bonino: "Solite cose". Il Pdl: "Politica fatta di valori"

Elezioni, appello Cei: "Un voto contro l'aborto" 
Ma la Bonino minimizza: "E' il solito evergreen"

Roma - La difesa della vita umana, innanzitutto dal "delitto incommensurabile" dell’aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori "non negoziabili" in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali. È quanto ha indicato, in sintesi, il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, aprendo oggi i lavori del Consiglio episcopale permanente, il "parlamentino" dei vescovi italiani. Ma l'appello è rivolto anche a chi la politica la fa: non ci possono essere "alibi preventivi" o "coperture impossibili" per quei politici o amministratori che rubano, per proprio tornaconto personale, dalla "cosa pubblica", con "grave scandalo dei cittadini comuni".

Il voto dei cattolici "Quale solidarietà sociale è possibile se si rifiuta o si sopprime la vita, specialmente la più debole?". Se lo chiede il presidente della Cei invitando gli elettori cattolici a tener conto nel voto alle regionali dei temi etici non negoziabili. Questo, spiega, è suggerito anche dall’impiego della RU486 e dalla diffusione di metodiche contraccettive cosidette di emergenzam, che preoccupano i vescovi italiani, per i quali in questo modo "l’aborto sarà prolungato e banalizzato, acquisendo connotazioni simboliche più leggere, giacchè l’idea di pillola è associata a gesti semplici, che portano un sollievo immediato". Questo e soprattutto i recenti dati sulla reale consistenza delle Ivg in Europa dimostrano che "la 'rivoluzione' iniziata negli anni Settanta per sottrarre l’aborto alla clandestinità, al pericolo per la salute delle donne, al loro isolamento sociale, si chiude tornando esattamente là dove era cominciata, con il risultato finora acquisito dell’invisibilità sociale della pratica, preludio di quella invisibilità etica che è disconoscimento che ogni essere è per se stesso, fin dall’inizio della sua avventura umana". "In questo contesto, inevitabilmente denso di significati, sarà bene - scandisce il card. Bagnasco - che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale".

Nessun alibi per i politici "Non cerchiamo alibi preventivi nè coperture impossibili: sottrarre qualcosa a ciò che fa parte della cosa pubblica - spiega il porporato - non è rubare di meno; semmai, se fosse possibile, sarebbe un rubare di più. A qualunque livello si operi e in qualunque ambiente. Per i credenti poi, questo obbligo assurge alla dignità di comando del Signore, dunque non si può venir meno". Bisogna mettere fine, insiste, "a quella falsa indulgenza secondo la quale, poichè tutti sembrano rubare, ciascuno si ritiene a sua volta autorizzato a farlo senza più scrupoli". Le parole del cardinale presidente sono arrivate nell’ultima parte di una lunga prolusione. "Dinanzi a quel che va emergendo anche dalle diverse inchieste in corso ad opera della Magistratura, e senza per questo anticiparne gli esiti finali, noi Vescovi ci sentiamo di dover chiedere a tutti, con umiltà - continua l’arcivescovo di Genova - di uscire dagli incatenamenti prodotti dall’egoismo e dalla ricerca esasperata del tornaconto e innalzarsi sul piano della politica vera. Questa è liberazione dalle ristrettezze mentali, dai comportamenti iniqui, dalle contiguità affaristiche per riconoscere al prossimo tutto ciò di cui egli ha diritto, e innanzitutto la sua dignità di cittadino". "Bisogna che, al di fuori delle vischiosità già intraviste e della morbosità per un certo accaparramento personale, si recuperi - incalza - il senso di quello che è pubblico, che vuol dire di tutti e di cui nessuno deve approfittare mancando così alla giustizia e causando grave scandalo dei cittadini comuni, di chi vive del proprio stipendio o della propria pensione ed è abituato a farseli bastare, stagione dopo stagione".

Lo spirito del dopoguerra Bagnasco esorta l’Italia a ritrovare quell’"energia morale" che aveva nel dopoguerra e che le ha consentito, in qualche decennio, di ritrovarsi tra le prime nazioni al mondo. "Pensare a noi stessi, a quello che eravamo, ed oggi, rischiamo nonostante tutto di compromettere" ogni risultato. "Rimestare sistematicamente nel fango, fino a far apparire l’insieme opaco, se non addirittura sporco, a cosa serve? E a sospingere verso analisi fin troppo crudeli, è amore per la verità o - si chiede Bagnasco - qualcos’altro di meno confessabile? O è più attendibile invece il fatto che stiamo progressivamente perdendo - prosegue - la fiducia in noi stessi, assumendo con ciò, stati d’animo che finiscono col destrutturare la società intera?".

Il nodo immigrazione I vescovi italiani sono assolutamente contrari alle "isole etniche" e auspicano per gli immigrati presenti sul territorio italiano una "fondamentale strategia di integrazione". Secondo Bagnasco, "nessuna persona ha il diritto di ritenersi superiore ad altri: gli immigrati sono donne e uomini come noi". Per queste considerazioni, il porporato prende spunto da recenti fatti di cronaca, da Rosarno a via Padova a Milano. Bagnasco ricorda "la difficile situazione in cui versa una serie di strutture sociali e sanitarie di ispirazione cristiana dislocate sul territorio e preziose quanto ad assistenza specifica, specie dei meno abbienti". "Chiediamo alle regioni - ribadisce ancora una volta - che il diritto costituzionale alla salute sia effettivamente tutelato, collocando le pur necessarie riforme in un contesto di promozione del bene comune".

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