Enel «corteggia» i fondi per ridurre il peso del debito

Fulvio Conti, amministratore delegato Enel, non cede nel suo programma di riduzione del debito, oggi a circa 50 miliardi a causa delle importanti acquisizioni fatte in Spagna (Endesa) e Russia (Ogk-5). Così, appena a pochi giorni dalla nascita di Enel Green Power (avvenuta il 1° dicembre), si torna a parlare di allargare il suo azionariato. Fino a qualche mese fa, infatti, Enel prevedeva di collocare a Piazza Affari una quota anche rilevante del capitale (ma senza perdere il controllo) nel corso del 2009. La situazione attuale di Borsa non incoraggia però iniziative di questo tipo: Enel sta così pensando alla possibilità di cedere una parte del capitale presso fondi di investimento interessati a un rendimento stabile e garantito e a non ricollocare immediatamente le azioni sul mercato. L’energia prodotta da fonti rinnovabili ha infatti due caratteristiche che la rendono particolarmente attraente: ha la garanzia di essere ritirata con precedenza assoluta rispetto alle altre fonti (e quindi viene sempre acquistata totalmente) e gode di incentivi su tutti i mercati.
Enel Green Power dispone di impianti per 4.300 megawatt di potenza installata, con una produzione di 17 miliardi di kilowattora, sufficienti a soddisfare i consumi di sei milioni e mezzo di famiglie. Il grosso degli impianti Enel del settore si trova in Italia (2.500 Mw), ma anche Nord America (573 Mw) e America Latina (664 Mw) sono ben rappresentate, come pure la Spagna (374 Mw).
Ma quanto potrebbe ricavare Enel dalla cessione di una partecipazione di Green Power? Ieri il Financial Times sosteneva che il gruppo italiano potrebbe ricavare tra i 2 e i 2,5 miliardi per una quota del 40 per cento. Un risultato che però è ben lontano dagli obiettivi Enel: il gruppo ritiene appropriata una cifra di 2,8 miliardi per una quota tra il 20 e il 30 per cento. Una differenza sensibile, ma che fa comunque parte delle prime schermaglie dei mercati. Tra l’altro è comunque difficile ipotizzare un collocamento a breve presso i fondi: più probabilmente i vertici Enel vorranno attendere per valutare l’andamento della situazione economica. Una chiusura dell’operazione «entro il 2009» sembra quindi essere l’ipotesi più probabile.
Va ricordato che l’ad Conti ha in cantiere altre due operazioni: la vendita della rete ad alta tensione, da cui punterebbe di ricavare tra 1 e 1,5 miliardi, e quella della rete del gas a bassa pressione, che viene valorizzata intorno a 1,6 miliardi.

E sarà con ogni probabilità quest’ultimo asset a trovare per primo un compratore, che potrebbe aggiudicarsi fino a un 80% del capitale: entro il 29 dicembre dovranno essere presentate le manifestazioni di interesse, a gennaio ci sarà la «data room» e si sa che ci sono già gruppi, come quello guidato da Vito Gamberale, che si sono fatti avanti. La gestione dovrà comunque rimanere in mano all’Enel.
In tutto Conti ha detto che intende portare a casa non meno di 5 miliardi entro il prossimo anno.

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