Epifani alla Cgil: "Sciopero contro il ddl lavoro"

Il segretario attacca il governo sul provvedimento che introduce l'arbitrato. Appello a Cisl e Uil: "Superare le divisioni". La platea fischia Bonanni e Angeletti. Poi l'allarme: "A rischio un milione di posti di lavoro"

Epifani alla Cgil: "Sciopero contro il ddl lavoro"

Rimini - Apre il suo ultimo congresso e minaccia l'ennesimo sciopero. L’attacco ai diritti del lavoro portato dal governo "non va bene". Lo ha sottolineato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, aprendo il XVI congresso della confederazione. "Lo smantellamento dell’accordo sul welfare - ha detto - ha rappresentato il primo passo di un vero e proprio disegno di controriforma dei diritti". In particolare, lo conferma "la forzatura in materia di ricorso all’arbitrato". La Cgil "condivide e apprezza la decisione del presidente Giorgio Napolitano di rimandare all’esame della Camera il disegno di legge. Non ritroviamo - ha aggiunto - nella correzione operata da maggioranza e governo in parlamento la risposta corretta alle osservazioni molto forti e fondate del Quirinale. In materia di sciopero la forzatura del governo è altrettanto grave". Contro l’arbitrato, per il diritto di sciopero, la riforma degli ammortizzatori sociali "continueremo a mobilitarci, informare i lavoratori, a batterci e - ha concluso Epifani - a scioperare per evitare soluzioni che riducono diritti e ci allontanano dalle scelte dei Paesi europei".

Appello a Cisl e Uil Con Cisl e Uil ci sono "divisioni profonde", ma "nel mezzo della crisi, quando si richiede un sindacato che sappia lottare e restare unito nell’interesse superiore dei lavoratori", serve intraprendere "un percorso che freni la completa lacerazione dei rapporti e dica su quali temi ricostruire un percorso di lavoro comune" prosegue Epifani rivolto ai leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, fischiati dalla platea.

Modello condiviso sui contratti La Cgil intende lavorare "per riconquistare un modello condiviso sulla contrattazione" annuncia Epifani. "Se sulla contrattazione si misura la scommessa di ricomposizione della rappresentanza, della sua unificazione, del recupero di un potere di controllo e intervento sulle condizioni concrete del lavoro e della prestazione lavorativa, dagli orari all’ambiente e alla sicurezza, non possiamo restare nè subalterni nè nell’angolo" dice il segretario della Cgil.

Occupazione Per il lavoro e l’occupazione serve un "piano straordinario" per almeno tre anni. È la proposta lanciata dal segretario generale della Cgil. Un "progetto" per il Paese con cui si potrebbero creare fino a 400mila posti nella Pa. "Perdiamo davvero quel milione di posti di lavoro che avevamo previsto di cui oltre un terzo nel Sud. Si apre una voragine nell’occupazione giovanile" analizza Epifani, siamo in una fase di "ripresa senza occupazione". Per questo è necessario subito un piano per il lavoro che deve essere composto da tre componenti: uno stimolo importante e mirato di carattere fiscale agli investimenti in ricerca, innovazione e formazione nella filiera manifatturiera; un allentamento del patto di stabilità degli Enti locali; una riapertura del turnover nella scuola, nell’università, nelle pubbliche amministrazioni per almeno tre anni.  Una manovra di questa portata, ha detto ancora Epifani, "abbasserebbe la percentuale dei tassi reali di disoccupazione dal 10% del quarto trimestre del 2010 al 7,5% del quarto trimestre del 2013".

Marcegaglia: "Mai chiusa la porta" "Sì a qualche piccolo cambiamento, ma non siamo disponibili a stravolgimenti". Così il presdidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha commentato l’apertura della Cgil a tornare al tavolo per rivedere la riforma dei contratti. "Non abbiamo mai chiuso la porta alla Cgil, abbiamo sempre detto che siamo pronti a capire quali sono le condizioni per ritrovare l’unitarietà", ha detto la Marcegaglia al termine della relazione di Epifani, precisando che "se si tratta di qualche piccolo cambiamento e di ritrovare una posizione di insieme nella riforma dell’assetto contrattuale noi siamo disponibili. Ovviamente non siamo disponibili ad uno stravolgimento".

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