Come migliaia di altri giornalisti, e come milioni di cittadini in tutto il mondo, anch'io ho letto quel che è stato pubblicato dai social nell'ultima settimana sui disgustosi Epstein files. Dopo che il Dipartimento di giustizia statunitense ha rilasciato una valanga di documenti, 3 milioni di carte, 180mila fotografie, 2mila video in grande parte sull'inchiesta che nel 2019 doveva portare per la seconda volta a processo il pedofilo Jeffrey Epstein (il quale si impiccò in galera prima di arrivare alla sbarra), il web è esploso nella dissennata analisi delle informazioni rese pubbliche. E i social sono come impazziti, accampando la motivazione della caccia ai mostri ancora a piede libero, i presunti sodali dell'orco.
Per sgombrare il campo da ogni equivoco, va detto che i files sono stati desecretati senza una selezione né accurata né sensata: non si tratta di prove, e infatti su molti c'è una sorta di timbro che lo specifica. Sono un mare magnum di nefandezze, dentro cui però è necessario avere gli strumenti per navigare, altrimenti si rischia ciò che è peggio del silenzio più colpevole: la disinformazione. Se ci aggiungete la fascinazione per il complotto che inquina da tempo X, Facebook, Instagram e compagnia bella, ecco che si possono anche trovare immaginifiche fotografie di Epstein vivo e vegeto a spasso oggi per Tel Aviv con un paio di bodyguard. Benvenuti, anzi malcapitati nel mondo convergente delle fake news, che prima poi intersecano la retta via dell'informazione come una ferita mortale.
Anch'io ho visto e ascoltato - spacciati per Epstein files - i terrificanti interrogatori virali di due fratellini, che dichiarano concitatamente e con gli occhi sgranati di avere assistito all'omicidio di neonati, ai quali veniva tagliata la gola. Sono testimonianze talmente sconvolgenti da suscitare due reazioni opposte: sentirsi male per l'abisso in cui siamo incappati o scacciarle senza crederci, come un film del terrore. Accadeva ai party debosciati di Epstein? No: i ragazzini sono veri, le parole anche ma gliele inculcarono la mammina e il nuovo compagno di lei, per screditare il padre naturale. Si tratta di spezzoni di un documentario inglese di oltre 10 anni fa.
Ci sono anche video di bambini spogliati dentro una sauna di lusso (falsi), messaggi in codice (indecifrabili) e ragazzine imbavagliate a letto (fotomontaggi) e direi che basta. Gli esperti di fact checking hanno già chiarito molte fake news, ma è come fermare il mare, impossibile. Per venirne a capo e distinguere le prove dai sospetti e dalle montature dissennate ci vorrà almeno un anno: per il momento c'è un nugolo di politici di mezzo mondo invischiati a vario titolo negli affari sporchi di Epstein, che chiedevano favori, mediazioni, soldi o prostitute.
E c'è il disastro dell'ex principe Andrea, accusato dall'allora minorenne Virginia Giuffrè (che l'anno scorso si è uccisa).Dobbiamo restare ai fatti, altrimenti perdiamo la bussola della verità e dell'auspicabile giustizia.