Afghanistan, se il prezzo della pace sono i diritti delle donne

Le donne afgane sono preoccupate per il proprio destino dopo che le truppe internazionali se ne saranno andate. Karzai infatti tratta con i talebani e fa concessioni ai conservatori

Afghanistan, se il prezzo della pace sono i diritti delle donne

Sono molti gli osservatori che lo sostengono: da quando le truppe straniere in Afghanistan hanno cacciato i talebani dal potere, la situazione sul fronte dei diritti umani non è molto migliorata. Le donne, rinchiuse in casa o nascoste dal burqa, sono il simbolo di una discriminazione che ha radici antiche e che è difficile da eliminare. Tuttavia sono proprio loro a lanciare l’allarme per quello che succederà dopo che gli Stati Uniti e gli altri paesi Nato se ne saranno andati.

In questi ultimi 11 anni la cacciata degli integralisti e le pressioni internazionali hanno fatto fare alla condizione femminile qualche piccolo passo avanti. Oggi le donne possono ricoprire incarichi politici, studiare all’università, camminare nelle grandi città senza burqa. Anche se quelle che effettivamente godono di tali libertà sono una minoranza. Le attiviste afgane comunque hanno forti timori che con il ritiro delle truppe americane nel 2014 i diritti conquistati saranno sacrificati dal presidente Karzai sul tavolo delle trattative con i talebani. “È un Paese di uomini – ha dichiarato al Wall Street Journal Hawa Alam Nuristani, una delle poche donne nell’Alto consiglio per la pace, organo governativo che cerca un accordo con i ribelli –. Il nostro unico sostegno ci viene dalla comunità internazionale. Quale garanzia abbiamo che non ci ritroveremo davanti a un regime simile a quello talebano dopo il ritiro degli americani?”.

Gli Usa assicurano che i diritti delle donne rimarranno in testa all’agenda anche dopo il ritiro delle truppe, anche se ammettono che la loro influenza non potrà essere decisiva. “L’Afghanistan è governato dagli afghani – spiega Melanne Verveer, ambasciatrice americana per le questioni delle donne nel mondo –. Siamo un partner significativo e i diritti delle donne sono della massima importanza per la nostra partnership e per il futuro del Paese”. Heather Barr, ricercatrice sull’Afghanistan di Human Rights Watch, non si convince: “Abbiamo visto Karzai ripetutamente fare violenti zig zag sui diritti delle donne – sottolinea –. La spiegazione è che sta subendo pressioni da direzioni opposte, la comunità internazionale e gli elementi conservativi della società afgana. E se la pressione politica finisce, il già fragile supporto del governo ai diritti delle donne si indebolirà ancora di più”.

Solo qualche esempio della sottomissione totale delle donne tuttora sancita per legge in Afghanistan: le donne che fuggono da casa perché maltrattate dai mariti vengono rinchiuse in carcere, quelle stuprate vengono

arrestate con l’accusa di adulterio e il governo ha avallato il codice di condotta del Consiglio degli Ulema, la massima autorità religiosa del Paese, che stabilisce il diritto dei mariti di picchiare le mogli disobbedienti.

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