Armi chimiche, la Russia accusa i ribelli. Ispettori torneranno in Siria

Entro ottobre potrebbe arrivare un secondo rapporto. Il Cremlino intanto accusa i ribelli e attacca l'Onu: "Indagine politicizzata e faziosa"

Armi chimiche, la Russia accusa i ribelli. Ispettori torneranno in Siria

Non è cambiato molto. La consegna da parte degli ispettori Onu del rapporto sull'utilizzo di armi chimiche in Siria ha spazzato via qualche dubbio, ma non ha fornito certezze su cui le diplomazie occidentali possano basare una reazione. Nelle pagine della relazione non c'è spazio per un'accusa precisa, né poteva esserci. Lo ricorda oggi Maurizio Barbeschi, che nel team delle Nazioni Unite era capo della componente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

In un'intervista alla Stampa, Barbeschi spiega che "stabilire responsabilità" non è il mandato degli ispettori. Lo era valutare l'utilizzo di gas chimici, cosa che è stata fatta, indicando anche le traiettorie di lancio dei missili che hanno trasportato il sarin. Ciononostante sono stati in molti a dire che il rapporto, sebbene non esplicitamente, indica una responsabilità delle forze di Bashar al-Assad, per l'entità dell'attacco, che fa presupporre un'utilizzo non artigianale dei gas.

Sul tema è tornata oggi anche Carla Del Ponte, membro della Commissione Onu sulle violazioni ai diritti umani in Siria, in un'intervista a Repubblica. Ha spiegato che sui crimini di guerra "dei lealisti abbiamo ormai prove conclusive", dato contenuto in un report di una settimana fa, ha anche aggiunto che escludere del tutto l'utilizzo di armi chimiche da parte della ribellione non è possibile. "È stato forse usato sarin il 19 marzo". Un elemento impedisce di togliere quel "forse": "L'assenza di un loro comando unificato rende il lavoro arduo: abbiamo censito circa 700 fazioni".

La Siria continua a essere teatro di uno guerra che non si è arrestata con la stretta di mano tra Stati Uniti e Russia. Sono più di 100mila i morti accertati dall'inizio delle proteste, oltre due milioni i rifugiati che sono stati costretti a lasciare il Paese, dispersi tra Iraq, Turchia, Egitto, Giordania e Libano.

Uno scontro meno cruento, ma ugualmente importante, si combatte sui tavoli della diplomazia. Il viceministro degli Esteri di Mosca Serghiei Riabkov ha incontrato oggi il presidente siriano Bashar al-Assad. Dall'incontro non è trapelato nulla. Il Cremlino ha però definito "politicizzata, faziosa e unilaterale" la relazione delle Nazioni Unite, che non fornirebbe "una fotografia completa degli eventi".

C'è una seconda relazione - anche questa tacciabile di unilateralità - realizzata dai siriani, che ritiene i ribelli responsabili dell'utilizzo di armi chimiche. Un documento recapitato ai russi. Proprio loro, secondo Assad, che ringrazia Mosca per l'appoggio "contro l'attacco feroce", potrebbero contribuire a un nuovo equilibrio mondiale.

La prima indagine degli ispettori Onu ha sollevato questioni su 14 casi differenti in cui potrebbero essere stati utilizzati i gas chimici. Aake Sellstrom, capo della spedizione, ha detto oggi che è già in programma una nuova visitia per fare luce su accuse che riguardano tanto il regime quanto i ribelli. Un nuovo rapporto potrebbe arrivare "eventualmente entro fine ottobre".