Arrestati tre giornalisti di Al Jazeera. "Minaccia alla sicurezza nazionale"

Un altro colpo al grande network arabo di news: tre giornalisti di al-Jazeera sono stati arrestati dalla polizia segreta egiziana con l'accusa di trasmissione di materiale illegale e di minaccia alla «sicurezza nazionale». Lo ha reso noto il ministero degli Interni egiziano, spiegando che il loro materiale è stato sequestrato.

Secondo quanto riferisce la stessa al Jazeera, a essere stati prelevati nella notte al Cairo sono stati il corrispondente australiano Peter Greste, il producer egiziano Mohamed Fahmy con un passato alla Cnn e il cameraman, anche lui egiziano, Mohamed Fawzy. Negli ultimi vent'anni Greste ha lavorato per l'agenzia Reuters, la Cnn e la Bbc. L'emittente del Qatar ha chiesto l'immediato rilascio dei suoi reporter.

Secondo il ministero degli Interni del Cairo, il giornalista egiziano arrestato è un «membro dei Fratelli Musulmani», l'organizzazione dichiarata fuorilegge due giorni fa in Egitto di cui era espressione il deposto presidente Morsi.

Ieri la Commissione per la protezione dei giornalisti ha indicato l'Egitto, la Siria e l'Iraq come i luoghi più pericolosi per svolgere il lavoro giornalistico. In particolare, l'organizzazione ha sostenuto che le condizioni per i giornalisti in Egitto sono «peggiorate in modo drammatico» ricordando che «sei giornalisti sono stati uccisi per il loro lavoro nel 2013».

La realtà è che Al Jazeera è fin dal primo giorno del golpe militare nel mirino del regime del generale Al Sissi. La tv del Qatar del resto, dietro la patina di informazione obiettiva, è portatrice degli interessi degli emiri. Ha soffiato fin dall'inizio sul fuoco delle Primavere arabe, trascurando invece di raccontare le rivolte nei Paesi del Golfo.

Al Jazeera ha anche svolto un ruolo primario nel sollevare l'allarme internazionale che ha portato all'intervento in Libia.

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